R100 Rinascente Stories of Innovation – I 100 e più anni di Rinascente – di Edy Rulli

 

Il bello è a disposizione di tutti quelli che lo vogliono cercare e Milano, città deindustrializzata, di bellezze ne possiede in quantità…industriale! Una di queste è la mostra R100 Rinascente Stories of Innovation che si tiene a Palazzo Reale di Milano dal 24 maggio al 24 settembre 2017. Il materiale esposto riguarda capitoli importanti nella storia del costume, della comunicazione e della grande distribuzione, della gestione amministrativa, produzione industriale, moda, design, grafica e assume valore museologico che viene mostrato alla città e rappresenta altresì un tassello importante per ricostruirne la storia e il suo ruolo strategico nel portare il made in Italy nel mondo. La Rinascente nasce ufficialmente nel 1865, ma rinasce nel 1917 e nn solo per merito del nuovo nome creato a doc da Gabriele D Annunzio, anche perché i tempi erano ormai maturi per la sua rinascita che andava di pari passo con quella del Paese. Già nel 1861 si esclamava “L Italia è fatta, adesso bisogna fare gli italiani”, ma la strada è lunga e ancora tutta da percorrere, ndr,  anche se molto è stato fatto specie per la donna grazie a questo magazzino con un ruolo visto come una quasi istituzione dai milanesi. Il nome Rinascente, chiaro segno di auspicio, la sua splendida posizione nel cuore cittadino, tutto ha contribuito alla nascita del suo mito. La Grande Bellezza di Milano nn solo tempio del consumo, ma avamposto di sperimentazioni aprendo ai mercati esteri, luogo di shopping e nel contempo dell arte italiana, è stato trampolino di lancio della donna nella modernità; meta irrinunciabile per i forestieri in transito da Milano, ai tempi una delle poche attrazioni turistiche, mentre oggi la città offre una maggiori opportunità grazie all importante piano di riqualificazione e valorizzazione del proprio territorio e patrimonio artistico, culturale e turistico. Chi nn ha mai portato almeno una volta i propri ospiti a “fare un giro” alla Rinascente? Le sue vetrine, vere opere di architetti e designers di fama, anche senza merce esposta, hanno saputo creare l atmosfera giusta al momento giusto in prossimità di feste e ricorrenze. Hanno aiutato la città nel processo di sprovincializzazione e aprirsi alla modernità, connubio tra arte del Novecento con la sua innovativa cartellonistica pubblicitaria anni 50 e dava un impronta artistica a tutto, dalla vetrina alla carta da pacchi, ai sacchetti ecc. Come dire, racchiudere nella vetrina i cambiamenti di un epoca esponendo vestiti, accessori ecc.  La mostra, per il suo valore museale a livello europeo, è seconda solo alla Fondazione Prada. In occasione della inaugurazione viene annunciata l apertura del nuovo Flagship a Roma in via del Tritone, struttura unica al mondo composta da un autentico acquedotto romano antico aperto al pubblico. La Rinascente, simbolo della città e punto d incontro dei milanesi, cambia format negli ultimi decenni e da finestra sul mondo diventa finestra su un luxury world nn senza tradire un certo spirito democratico a cui si era ispirato alla nascita. Nei numerosi stand monomarca solo brand di lusso che assicurano un salto di qualità e garanzia di buon gusto peraltro accessibile a pochi e con ciò però anche l ingrato allontanamento da quella categoria di clientela medio-bassa nn alla portata di articoli griffati. Ma anche questo è segno dei tempi che cambiano e la forbice tra ricchi e poveri (nn solo il nome di un complesso canoro), si allarga e diventa triste realtà. Da tempio dei consumi a quello del lusso, passaggio doloroso, ma necessario per adeguarsi ai tempi che vedono la classe media sempre più latitante sullo scenario mondiale. Della borghesia, classe sociale dominante del mondo industriale ai tempi della rivoluzione anni 50 che aveva visto nascere la più belle delle sue creature, nn resta che un vago ricordo. Per decenni la Rinascente è stata sinonimo di posto sicuro, oggi probabilmente si barcamena come molte altre aziende in un mondo del lavoro instabile e precario, e anche questo è segno dei tempi in rapida evoluzione. Il passaggio di proprietà poi nel 2011 di questa azienda icona dello spirito imprenditoriale milanese alla società thailandese, come pure lo sono il Presidente e il Direttore, Central Retail Corp. ci ha reso tutti un po’ tristi vedendo passare di mano i più amati gioielli di famiglia; e questa in particolare, simbolo della creatività e intraprendenza che è nel DNA di noi italiani.

Pierre Tetar Van Elven – Duomo visto dalla Corsia dei Servi – olio su tela 1901 –

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Handy Warhol

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Massimo Campigli

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