LA’ DOVE VOLANO LE AQUILE – Space Girls, Space Women – di Edy Rulli

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Abigail Harrison, 17 anni, e Kim Spummels all inizio di una simulazione di una missione Shuttle. Abby ambisce ad essere il primo astronauta ad atterrare su Marte.

Sino ad oggi a viaggiare oltre l atmosfera terrestre erano prevalentemente piloti uomini, solo alcune donne la russa Valentina Tereshkova, la francese Claudie Haigneré e la nostra grande Samantha Cristoforetti hanno osato là dove osano le aquile, tanto per citare il titolo di un vecchio film d aviazione americano con George Peppard. Il cosmo si è tinto fugacemente di rosa per poi tornare ad essere dominio maschile. La mostra fotografica  Space Girls, Space Women proveniente da Parigi, oggi al Museo della Scienza di Milano visibile fino al 20 giugno 2017, per poi proseguire a Roma presso l ASI, Ente Spaziale Italiano, è il risultato sinergico di molte Istituzioni nazionali ed europee e Partnership che con i loro programmi vogliono prima farci riflettere sulla disparità di impiego di risorse  al femminile nel campo spaziale, poi cercare di cancellare il gap tra i sessi  rendendo possibile una migliore parità di gender. Nel campo della ricerca, la presenza femminile è notevole e rappresenta ca. la metà dei posti occupati, ma molto inferiore negli altri settori . Nell orientamento degli studi prima liceali poi universitari, tendenzialmente la donna è più portata per le materie umanistiche piuttosto che scientifiche (solo il 20%) e ciò ha motivazioni facilmente identificabili. Scienze, tecnologia, ingegneria, matematica, fisica e astrofisica sono materie basilari per la carriera spaziale e ora che la prima generazione di uomini sta per andare in pensione, molti posti di lavoro si offrono al gentil sesso se solo avessero adeguata preparazione scientifica. Nei concorsi le donne si candidano solo se hanno tutti i requisiti quindi sicure di riuscire mentre i colleghi uomini “si buttano” e rischiano, osano là dove le donne nn osano pur di ottenere il posto. Una timidezza motivata dalla presenza predominante maschile nei campi della ricerca spaziale, tecnologia satellitare, sviluppo mezzi per esplorazione del cosmo. Ma le donne hanno dimostrato che in quanto a determinazione, intelligenza, costanza, creatività, doti peraltro prettamente femminili!, e la passione, vero motore di tutto, nn sono inferiori e ce la possono fare. Si tratta di indirizzarle verso una scelta moderna e coerente coi tempi perché il loro supporto è irrinunciabile. In tal senso molti sono gli organismi preposti tra cui il Comune di Milano con il suo programma consultabile a #Steminthecity, eventi per supportare le carriere scientifiche delle ragazze. Altri partner per il progetto Space Girls, Space Women sono impegnati ciascuno nella propria specificità, affinché lo spazio diventi una vocazione al femminile e i presupposti ci sono tutti, basta saperli valorizzare tra cui:  il Museo della Scienza tra i maggiori musei tecnici scientifici d Europa, il CNES, agenzia spaziale francese cha ha nel proprio organico oltre il 30% dei suoi ingegneri e management composto da donne, il NEREUS, network europeo che usa tecnologie spaziali, il GSA che con i suoi programmi di navigazione satellitare UE assicura benefici diretti all Europa e uguaglianza tra i sessi, l ESA Centro Spaziale Europeo a cui collaborano 22 paesi membri e l Italia al 6° posto come potenza spaziale, con il 30% di quote rosa nella ricerca.

Con lo studio dello spazio si possono affrontare anche problemi terrestri come la carenza idrica, l energia, i cambiamenti climatici, studi di Marte ecc. più che mai terreni e molti altri per es. come affrontare la sfida dello sviluppo sostenibile del pianeta, problema questo di una certa gravità, nn proprio terra, terra…Interessante ricordare il programma spaziale italiano  che prevedeva l esplorazione di Marte con la sonda spaziale Schiaparelli conclusosi purtroppo con lo schianto al suolo, ma portato avanti con tenacia da una ricercatrice italiana che di persona si è trasferita nel deserto del Sahara per continuare “in loco” gli studi relativi alle tempeste di sabbia, dando prova di grande coraggio e perseveranza.

Foto 1) L astronauta Catherine Vlahakis. Sullo sfondo ALMA e PARANAL OBSERVATORIES – ESO – con 66 antenne posizionate sull altopiano del Chajnantor a 5.000 mt.s.l.d.m. nel deserto cileno di Atacama.

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Samantha Cristoforetti dell Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata ingegnere di volo nella spedizione spaziale 42/43 in orbita dal dicembre 2014 al giugno 2015.

 

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