TRANSFORMERS ART – upcycling non è recycling – Danilo Baletic -di Edy Rulli

 

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I Transformers, gli alieni robotici degli anni ’80 più noti come quei veicoli in grado di trasformarsi in robot antropomorfi, leitmotiv dell infanzia dei nostri figli, ripresi dopo 20 anni dal cinema e dalla televisione con i famosi cartoni animati giapponesi, sono tornati! Fanno bella bella mostra di sé al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano nella rassegna di Danilo Baletic, artista montenegrino. Un po’ di tempo è passato e gli alieni sono cresciuti fino a raggiungere misure gigantesche, da 1 a 8 mt. di altezza e anche un po’ appesantiti (il tempo, si sa, passa anche per loro) fino a raggiungere un peso che va da 1 a 4 tonn. Resteranno esposti all aperto nell area adiacente un altro gigante, questa volta del mare, il sottomarino Enrico Toti (ved.foto sopra), fino all 1 maggio 2017. Staranno lì a testa alta e i loro occhietti al LED saranno vigili e nn smetteranno di brillare grazie a batterie solari e di lanciarci chiari messaggi ecologici di rispetto dell ambiente che vale la nostra stessa sopravvivenza. Si spazia dalla sostenibilità alla robotica, dal rapporto uomo-macchina, al riutilizzo creativo di materiali usati (upcycling che nn è recycling). Implicito è l invito a iniziare a guardare l arte con occhi diversi essendo la funzione primaria di quella contemporanea, interpretare e rappresentare la nostra realtà e se e quando ci riesce dipende molto dal nostro stato d animo e nostra soggettività. Dopo la mostra, le figure robotiche componenti un opera costata 5 anni di lavoro, riprenderanno il loro cammino itinerante verso altri paesi portando con sé il loro carico di insegnamenti e messaggi “rieducativi” per gli esponenti del mondo consumistico. Quindi saranno vendute. Se qualcuno pensa di volerne piazzare una nel giardino condominiale pensi alle notevoli dimensioni (fino a 8 mt. di altezza!), magari  chiedere prima il consenso degli inquilini dei piani alti!

Il gigante buono

I robot rappresentano il bene, ma anche il male. Nel caso di Eli Musa, primo robot femmina dalla parte del male (ma l autore ce l ha con il gentil sesso?) e Sai Chi nome dell eroe montenegrino Saicic che ha ucciso un samurai giapponese, mentre per il bene Misic, il migliore amico d infanzia di Danilo Baletic. Il Montenegro, paese d origine dell artista, è l ultimo posto per industrializzazione e le discariche locali accolgono rifiuti proveniente da altri stati. Nn è da escludere che l idea del riuso creativo e intelligente degli scarti delle società più economicamente progredite sia la risposta a questi comportamenti che ci costringono a misurarci con problemi etico-morali e per nostra fortuna sappiamo che la genialità dell uomo ha confini molto labili. Dimostriamo cosa sappiamo ricavare dai rottami di motociclette, auto ecc. che i paesi “progrediti e civilizzati” producono in gran quantità. E qui giunge in nostro aiuto l arte, nel caso del bravo Baletic arte contemporanea, con il suo chiaro messaggio “rieducativo” per l uomo moderno. L idea del riuso viene ripreso anche dal Museo della Scienza che nel corso di laboratori interattivi aperti al pubblico adulto e bambini, dove è possibile trasformare e rianimare oggetti destinati a lasciare questo mondo per sempre. Volere maggior confort nn deve voler dire consumare a dismisura invadendo di rifiuti il pianeta; bisogna altresì prendere atto che stiamo esaurendo le risorse terrestri e dobbiamo quindi comportarci di conseguenza. L arte del riuso è anche sinonimo di trasformazione delle nostre coscienze e stili di vita e un invito a convertire i nostri sistemi da “distruttivi” a produttivi per il bene della terra che ci ospita e che ci porti verso una trasformazione globale. Un altro messaggio è rivolto agli sprechi. Perché buttare qualcosa che si potrebbe riparare? Molte sono le iniziative in tal senso e associazioni no-profit già lo fanno a beneficio della comunità. Il dato di fatto che comprare un oggetto nuovo costi meno che ripararlo è pura blasfemia e va combattuta con ogni mezzo nonostante i Governi incitino ai consumi per far quadrare i conti dei bilanci statali eternamente in rosso. Impariamo a mantenere in vita oggetti di consumo…fino a che morte nn ci separi! Questa sì che è economia reale.

Altro capitolo a cui ci apre la mostra sono alcuni valori che essa rappresenta: automi e robot materializzano il regno dell immortalità, sono esseri superdotati di forze e poteri sovrannaturali, ciò che manca agli umanoidi; è una costante che si ripete nella storia, prima quella antica con al centro dei e divinità varie che tutto potevano, poi le religioni accentrate su di un unico Dio, ai tempi indiscusso e onnipotente, oggi solo discusso e seminatore di discordia tra i popoli. Poi il mistero della creazione della vita. In tempi recenti il mistero ha smesso di essere tale in una sterile provetta da laboratorio,  in seconda istanza nelle officine altamente tecnicizzate per la fabbricazione di robot con funzioni sempre più simili e complementari all uomo. La letteratura è ricca di esempi: Pinocchio, che nasce dalle mani di papà Geppetto, il Dr Jekyll e Mr. Hyde, un servitore creato per obbedire al suo ideatore, ma che poi si ribella e nn voglio rovinarvi il finale della storia! La tecnica aiuta a demonizzare  le ataviche paure dell essere umano, dalla morte al desiderio dell immortalità; nel nostro caso e inconsciamente, l arte ci aiuta a demonizzare il problema dei rifiuti. Ce la faremo a liberarcene?

Questa è la terza mostra in poco tempo a Milano. Abbiamo visto belle composizioni in pannelli da parete fatte esclusivamente con cavi elettrici, poi radiatori di auto in artistiche sculture commentate nei seg. link:

https://commonspeeches.wordpress.com/2017/03/05/arte-del-riuso-upcycling-non-e-recycling-horst-beyer-di-edy-rulli/

https://commonspeeches.wordpress.com/2017/02/05/radiatori-con-valore-aggiunto-di-edy-rulli/

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Il sottomarino Enrico Toti

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3 risposte a TRANSFORMERS ART – upcycling non è recycling – Danilo Baletic -di Edy Rulli

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