TESORI D’ABRUZZO di Edy Rulli

Serramonacesca (Pescara) – 1. parte

Foto scattate a Manopello e Stazione Manoppello.

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Abbazia S.Liberatore XI sec. Serramonacesca – restaurata negli ultimi decenni attira turisti da ogni dove e vi si celebrano un gran numero di matrimoni.

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Secondo un ricerca del 2012 dell Università di Firenze, almeno 186 paesi italiani sono completamente abbandonati e secondo Pierluigi Magistri dell Università di Roma “lo spopolamento dell Appennino Centrale è cominciato negli anni ’20 del ‘900 e poi si è intensificato dopo la seconda guerra mondiale”. “Dalle aree interne dell Abruzzo migliaia di persone si è spostata verso la costa e città come Roma, ma anche verso il Nordamerica e Nordeuropa. Secondo alcune stime, circa 1.200.000 abruzzesi hanno lasciato la regione dal 1861 ad oggi.”

L abbandono dei luoghi d origine, un male oscuro che ci condanna a fare i conti con la nostalgia e ci induce a ripercorrere la strada a ritroso alla ricerca dell identità perduta che è tutt uno con la ricerca d identità di ciascuno di noi. I ricordi legati all abbandono di questi luoghi d  infanzia e adolescenza diventano indelebili nella nostra mente, entrano a far parte della sua sezione storica e si cancellano solo quando essa si spegne per sempre. Un cordone ombelicale mai reciso, un confine tra nuovo e vecchio tanto labile quanto stridente. Una semplice passeggiata in quei luoghi  può rappresentare il pretesto di rivivere un ricordo. Sedute sui gradini delle soglie di quelle casupole con una cugina, un amica di allora, un parente si ricamava, si facevano confidenze, si raccontavano fantasiose storie adolescenziali di amori impossibili e cocenti delusioni. I paesi di Serramonacesca (abbreviato: Serra) e Manoppello sorgono l uno di fronte all altro divisi solo da una vallata verdeggiante (ved.foto).WP_20160821_12_17_16_Pro

I nostri nonni, ma anche i papà della mia generazione, in mancanza di strade, attraversavano a piedi la vallata, magari per andare a far visita alla fidanzata. Come si può dimenticare? Serra è un bel paesino pulito e ordinato laddove è attiva la mano laboriosa e tenace dell abruzzese, ma forse subisce  più di altri i danni di un semi abbandono e l evidente svuotamento di una metà delle sue case crea un dolorosissimo contrasto. Tranquillo, con un ritmo lento del quotidiano scandito dal tocco della campana ogni 15 minuti, un tempo interminabile paragonabile ad un ora per chi proviene da altre realtà. Più che un borgo è una comunità dove tutti si conoscono e si salutano con spirito apparentemente fraterno. Camminando per le sue stradine ci si sente osservati da sguardi ben celati da tendine e quant altro e il forestiero ha la sensazione di infrangerne la privacy. La strada è un corridoio di un unico, grande appartamento condiviso ed è come violare la sacralità di quei spazi. Le giovani famiglie di Serra sono linfa vitale la cui perdita ha compromesso lo sviluppo urbano, un problema questo comune a molti altri paesi nn solo del Sud che sono vittima di abbandoni di massa da parte della popolazione locale costretta a trasferirsi per poter assicurare il proprio sostentamento. Nel vicino borgo Lettomanoppello una fabbrica di pannolini rappresenta l attrazione fatale per giovani famiglie che da Serra vi si sono trasferite causando un drastico depauperamento del già esiguo numero di abitanti che come conseguenza si sono visti chiudere scuola e asilo. I pochi bambini rimasti hanno difficoltà a relazionarsi tra loro e trovare compagni di gioco coetanei diventa difficile almeno quanto lo è per i loro genitori la ricerca di un posto di lavoro. Purtroppo nella gestione dei servizi sociali tutto è in funzione del numero degli abitanti e quando questo si riduce anche i servizi si riducono proporzionalmente. Si verifica quindi che per una distanza di solo 36 km fino al capoluogo Pescara, l utente dovrà trascorrere quasi 2 ore su pullman fatiscenti che arrancano su impervie strade di montagna. Il problema logistico durante il tragitto è evidente anche se attenuato dalla vista mozzafiato del dorsale appenninico tipicamente abruzzese fatto di vallate, pendii, altopiani, uliveti secolari, vigneti di pregiato Montepulciano, colture diversificate inserite in un contesto assolutamente incontaminato e di indiscussa bellezza quale il Parco Nazionale della Majella. Molti sono gli stranieri che investono qui ed è auspicabile che anche gli italiani lo facciano favorendo così il ripopolamento di tanti piccoli e antichi paesi arroccati qua e là e a distanza ravvicinata la cui visione fa pensare ad un artistico presepe vivente e palpitante. Nell abbandono, le costruzioni vengono sopraffatte dalla vegetazione invasiva e avviene un sodalizio tanto strano quanto insolito tra cemento e natura. I muretti che un tempo delineavano le proprietà confinanti cominciano a cadere a pezzi, diventano permeabili e facilmente violabili. Del resto a che serve un muretto se nn c è più niente proteggere? Sui tetti delle case abbandonate ciuffi d erbaccia secca che si mimetizza con il colore delle tegole. In quello che era un giardino, piante apparentemente ancora vegete ma diventate sterili che hanno smesso di fare frutti. Ecco come efficacemente descrive l abbandono lo scrittore Vito Teti nel suo libro “Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati:

“Le porte aperte incutono rispetto, si fatica a entrare in case dove ancora aleggia la vita, dove le persone sembrano essersi allontanate solo per un attimo. Senti come aggirarsi gli spiriti dei defunti. Le porte chiuse con le tavole inchiodate ti danno la sensazione di un possibile ritorno dei proprietari delle case. Vedi la natura che lentamente trionfa nella forma di una pianta di fico, e le costruzioni che lentamente cedono, ma i giochi nn sono ancora fatti. Basterebbe un rinsavimento di qualcuno e quelle case tornerebbero abitabili”.

E ancora di Antonio Mocciola “Le belle addormentate”:

“Le ho viste tutte, le mie belle addormentate. Le ho viste spegnersi lentamente, oppure già rassegnate, o anche orgogliose e vive dibattersi come pesci nella rete. l Italia abbandonata è il rovescio della medaglia, una cartina turistica letta al contrario. Nn è solo montagna, dissanguata dalla natalità zero e dall emigrazione. E’ anche la pianura, o persino isole. E’ l Italia perduta, messa ai margini della storia, punita dalle istituzioni, occultata dai navigatori satellitari, nn coperta dalla rete dei cellulari, ignorata dal wifi. Città e contrade senza più abitanti, di colpo svestite da chi le ha vissute spesso per secoli. Perché a valle c è più lavoro, o perché i vecchi nn lasciavano eredi, ma soprattutto perché tutto frana in questo povero stivale. Terremoti, smottamenti, alluvioni, ma anche soltanto un po’ di pioggia. E’ di questo Belpaese estinto che voglio tornare a parlare, perché le città-fantasma sono tante cose: un soggetto antropologico, una bizzarra guida turistica, un cahiers de doléances, un atto d amore.”

Molti però si sono opposti a questo lento degrado e hanno realizzato progetti che rientrano in quello più grande denominato “di tutela del patrimonio storico minore.” Ne cito solo tre, dei bei esempi che sono: Borgo di Valle Piola, S.Stefano di Sessanio e Rocca Calascio dettagliatamente descritti nell articolo di Annalisa Camilli dal titolo “La sfida per far rinascere i paesi abbandonati dell Abruzzo.

Valle Piola è un borgo risalente al 1059, ma con edifici dell ‘800 messi in vendita su Internet al modico prezzo di 550.000 euro per quelli che volessero mettere mano ai massicci lavori di restauro. Un intero paese medioevale in vendita al prezzo di un appartamento medio di città. L esempio positivo di S.Stefano di Sessanio nelle immediate vicinanze, che dopo il restauro ha attirato un esercito pacifico di 10.000 turisti e visto il sorgere di 20 alberghi dal 2005 ad oggi, dovrebbe fare da molla propulsiva e far decollare il progetto di riqualificazione dell intera zona.

A pochi km c è Rocca Calascio luogo di rara bellezza lasciato all incuria fino agli anni ’90. Torre fortificata usata come scenografia per il film Francesco, In nome della rosa, Lady Hawke e The American. Da lì si domina  altopiano di Navelli e si arriva a vedere l Adriatico, i monti Sirente e Velino, il Gran Sasso e Campo Imperatore, quest ultimo un tempo scenario della transumanza degli armenti diretti verso i pascoli delle Puglie. Oggi tutto avviene in modo un po’ meno naturale e bucolico perché gli animali vengono caricati a forza su camion e portati sui luoghi di pascolo. Un po’ come dire alle ignare pecorelle: Restate qui a pascolare che quando inizia a far freddo vi veniamo a riprendere…col camion e tanta fatica risparmiata per tutti! Una visione della transumanza che ha poco di pastorale  rispetto quella che conosciamo e che farebbe rivoltare Virgilio nella tomba, ma che assicura la razionalizzazione del lavoro e la conseguente ottimizzazione del profitto. Il restauro della Rocca iniziò ca. 20 anni fa ad opera di ardimentosi che oggi si compiacciono del buoni risultati ottenuti.

L invito è esplicito a rivolto a tutti a tornare sui propri passi in un viaggio di ritorno lungo il cammino che va dalle valle alle alture troppo precipitosamente abbandonate da enormi masse di popolazione sì per motivi di sopravvivenza, ma anche perché attirati da miraggi rimasti tali fino ai giorni nostri per molti di loro.

Serra vista dall Abbazia San Liberatore

Serramonacesca (Pescara)  2° parte – Parco Nazionale della Majella

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Manoppello (Pescara)

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LINK CORRELATO: https://commonspeeches.wordpress.com/2015/10/11/abruzzo-alla-ricerca-della-ruralita-perduta-di-edy-rulli/

 

http://ilfaro24.it/abruzzo-uno-straziante-grido-di-dolore-reale-in-un-immagine-irreale/

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APPELLO SU FB DI NICOLETTA DELL OSO A SEGUITO DELL INCENDIO SUL MONTE MORRONE NEL PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA CON PREGHIERA AI LETTORI DI QUESTO BLOG DI DIVULGAZIONE SU TUTTI I MEDIA. GRAZIE! Edy Rulli

Nicoletta Dell’Oso
21 ore fa ·

Chiedo a tutti di girare il messaggio. Sabato 19 agosto 2017 un devastante incendio è stato acceso sul monte Morrone, nei pressi di Sulmona (AQ), facente parte del Parco Nazionale della Majella, uno splendido parco in cui sono presenti numerose zone di riserva naturale integrale, con numerose specie protette sia animali che vegetali, frutto di decine e decine di anni di protezione e di ripopolamento. Un rogo che purtroppo è sfuggito dal controllo dei Vigili del fuoco, nonostante l’ingente impegno nello spegnerlo. Né l’utilizzo di canadair, né di elicotteri ad oggi, sabato 26 agosto, sono riusciti a fermare le fiamme e, al momento, sono circa 900 gli ettari andati letteralmente in fumo. Migliaia gli animali arsi vivi, selvatici e non, come le mucche nei pascoli. Centinaia gli animali riversati nel centro abitato, come i lupi. Molti uomini e donne civili e umili cittadini, hanno agito come volontari, per cercare di limitare i danni; da ieri, tuttavia, vi è il divieto assoluto per i civili, di avvicinarsi alle zone interessate dall’incendio. Tutto questo disastro sta avvenendo nella totale indifferenza da parte dei maggiori tg e delle istituzioni nazionali, nonostante le richieste avanzate alle varie redazioni e nonostante gli appelli di aiuto delle nostre istituzioni locali. Vorrei, con questo messaggio, sensibilizzare l’Italia intera circa questo inferno che ci sta portando via quanto di più bello avevamo in questa zona. Vi chiedo di far girare in tutta Italia il mio messaggio amatoriale. Grazie da una semplice persona con il cuore a pezzi.

http://ilfaro24.it/abruzzo-uno-straziante-grido-di-dolore-reale-in-un-immagine-irreale/

 

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