MILANO TRA STORIA, REALTA’ E SOGNO di Edy Rulli

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Presentazione del libro MILANO TRA STORIA, REALTA’ E SOGNO , ed. Mondadori, da una conversazione di Maria Luisa Agnese con Letizia Moratti ex Sindaco di Milano, con Carlo Scognamiglio, Edoardo Croci, sulla visione strategica rivolta al mantenimento della posizione raggiunta e al miglioramento di vita e ambientale della nostra città.

Spenti i riflettori su Expo con una periferia dell hinterland milanese sempre più depressa, ecco uno speranzoso resoconto fatto da esponenti che amano definirsi liberal-popolari, quindi meno elitario, più vicino alla gente e contrario alle fratture sociali, in cui viene riconosciuto che il contest su cui si basava è stato un po’ dimenticato, nessuno parla più di alimentazione; grandi abbuffate ai Cluster che hanno riempito stomaci di coloriti eserciti di avventori multietnici, ma le teste sono rimaste vuote di idee e come sfamare in futuro il pianeta resta un incognita. Ma per fortuna c è chi comincia a pensare ad uno sviluppo diverso e viene ufficialmente riconosciuto che il punto debole di Milano è…l ambiente! Ma va? Bene, ma intanto la maxi colata di cemento che ha generato City-Life, Porta Nuova, Porta Garibaldi, Darsena e MM5 sta lì, opere megagalattiche iniziate dalla Giunta Albertini, fermato in tempo prima che riducesse a maxi parcheggio anche la Darsena e che sono il lascito della Moratti. Opere che hanno modificato lo skyline della città ora obiettivamente molto bello, ma con qualche grado di smog in più, finanziate per 3/4 dallo Stato e il restante da finanziamenti privati prontamente reperiti e che colloca Milano città metropolitana cosmopolita al 4° posto in Europa con i suoi 8 mln. di abitanti dislocati nei suoi 134 Comuni. All appello mancano ancora gli scali ferroviari e la nuova metropolitana tristemente nota per aver falcidiato il patrimonio arboreo cittadino, un enorme lavoro per la nuova Amministrazione. In quanto a Expo è servito anche a far riflettere sui nuovi modelli di sviluppo dopo che i Termovalorizzatori hanno lavorato a manetta per smaltire padiglioni e una enorme quantità di materiali utilizzati per soli 6 mesi, e i primi ad accorgersene sono state le zone limitrofe (guarda caso periferiche!) con un inverno da bollino rosso, ma il detto “fà e disfà l è tut un laurà” nn per niente è nato a Milano, ed è il suo destino, se è diventata quello che è era scritto nel proprio DNA. Prima potenza economica prima ancora della rivoluzione industriale, grazie anche ad una classe dirigente unica che ha dovuto supplire la reale mancanza di un sovrano residente e ciò ha permesso di sviluppare il sistema meritocratico che ancora oggi premia in merito. La presenza della Borsa, le prime Casse di Risparmio, la Fiera Campionaria, tanto per citare alcune realtà da nn sottovalutare. La ricchezza di risorse idriche, già nella metà del ‘700 ca. 2500 imprese per la lavorazione della seta e 1000 a Como. Più tardi il Piemonte si distingueva grazie all opera di Cavour, in epoche precedenti la dominazione napoleonica, gli Sforza con la costruzione del Castello Sforzesco che ha avuto la fortuna-sfortuna prima di essere divorato dalla sete di autodistruzione di sé stessa e del bello di cui si accusa Milano, ma poi salvato in extremis da Luca Beltrami. Milano sa ricostruirsi, è il 10% del PIL nazionale a cui ha dato i natali. Quando l industria tessile nn bastava più sono nate altre attività, l editoria, la meccanica, new media, oggi si chiamerebbe riconversione, dando prova di doti camaleontiche e di rinnovamento notevoli. Milano ha il doppio di brevetti della media nazionale, predestinata a diventare città stato come Berlino, Amburgo, Londra, se solo si potesse riprendere il  dialogo di governance iniziato all epoca di Prodi su “Il tavolo per Milano”  per competere con altre città europee e aderire all Agenda ONU 2030 per una crescita sostenibile basata su pilastri di sviluppo sociale e di tutela dell ambiente. Solo il Brexit dell Inghilterra dall euro zona porterebbe Milano a subentrare e con Bruxelles assorbirebbe i 3000 dipendenti in esubero. Per quando il 60-70% della popolazione vivrà nelle grandi città sarà necessario collegare talenti, reperire risorse ed energie, studiare nuovi paradigmi di sviluppo a lungo periodo con al centro la persona che mette insieme pubblico e privato, laico e religioso – tutti insieme appassionatamente! –

Tra i sogni di Milano per i prossimi decenni, anche se nn contribuiranno significatamente al salvataggio in extremis del pianeta, ci sono:

  • Riapertura dei Navigli,
  • Un Central Park,
  • Cambio dell economia lineneare che conosciamo nn più sostenibile che produce molto scarto, a economia circolare. A proposito, per chi vuole saperne di più su circolarità dei cicli produttivi, il 20 maggio tutti alla Bocconi, Aula Magna dalle 9 alle 13,30,
  • Share economy, ovvero condivisione promiscua di spazi e beni utilizzati,.Blue economy, economia a mezzo simulazione di ciò che avviene in natura tipo: nn si butta via niente, si ricicla tutto, anche dalla posa del caffè si può ricavare qualcosa, come nutrirsi con tutto ciò presente in natura, cortecce di alberi, bacche, ghiande, tuberi, insetti ecc. e vinca il migliore se ha per stomaco un tritatutto.
  • Elaborazione di nuovi modelli di economia,
  • Sistema di formazione e finanza devono cambiare per poter affrontare sfide planetarie e solo Milano, grande polo universitario multiculturale per eccellenza con i suoi 200.000 studenti può farlo, magari con maggiori aperture e minor diffidenza. La formazione deve aderire maggiormente alle necessità del mondo del lavoro e in tal senso il Ministro Giannini è al lavoro sulla falsa riga dei colleghi tedeschi che, tra  altro, sembrerebbe funzioni.
  • Una finanza diversa è auspicabile. Abbiamo imparato dalla recente grande crisi in America, un disastro che ha divorato 8 mln di posti di lavoro e la conseguente tragedia dei DCO e Derivati vari che nn ha fatto cadere teste, ma solo cadere in povertà schiere di risparmiatori. Continuare a insegnare la vecchia finanza è pura follia.
  • Impariamo a misurare il PIL che è solo un misuratore di quanto benessere creiamo applicandone altri relativi alla contraffazione, la droga, la prostituzione uscendo così dalla dittatura dell attuale sistema finanziario.
  • La formazione digitale in Italia è bassa e le imprese sono costrette ad approvvigionarsi sui mercati esteri quando il 39% dei giovani è disoccupato. Nn siamo ricchi di materie prime, ma di Know-how; l Istituto Italiano di Tecnologia, la Life Science con sede a Milano sono il nostro vanto e necessitano massicci finanziamenti. Paesi insospettabili hanno livelli di digitalizzazione del 97-98% molto superiori al nostro e gli attuali investimenti del CIPE sono inferiori alle reali necessità.
  • Nella Sanità dei prossimi dieci anni è previsto un gap di 70 mld e a fronte della inevitabile riduzione dei servizi si fa strada il finanziamento privato mediante social bond, una delle alternative più probabili.
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