A N I M A Conferenza dell organizzazione industriale della meccanica varia ed affini.

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Eugenia, la Fonderia Napoleonica di via Thaon di Revel 21 a Milano, strappata al complesso religioso di S M alla Fontana nel 1806 dal vicerè del Regno d Italia Eugenio de Beauharnais, struttura con antichi forni in muratura di nuovo fruibile dopo un massiccio restauro conservativo, è una location singolare per accogliere un evento, ma nn del tutto inappropriato. Infatti al suo interno, pur nn avendo origine la materia prima, ha origine il prodotto modellato nei forni dove si fondeva il bronzo destinato alla creazione di statue, campane, monumenti ecc. (Ndr: ved. servizio fotografico postato in calce).

ANIMA, l organizzazione industriale di categoria che, in seno alla Confindustria rappresenta le aziende della meccanica varia e affini, ha tenuto qui la conferenza stampa del 15 dic. 2015 a cui hanno partecipato Alberto Caprari, Presidente, Prof. Marco Fortis, Dir. Fondaz. Edison, Alberto Quadrio Curzio, Università Cattolica e Pres. Accademia dei Lincei. Testi integrali sono qui di seguito riprodotti, si può tuttavia commentare sintetizzando solo alcuni degli interessanti interventi.

Viene fatto un bilancio positivo dell anno 2015  con un fatturato di 44 mld di cui per esportazioni una quota pari al 58% con un aumento dell 1,3%, buona la vendita per  i Paesi del Golfo. Previsioni più attendibili per il 2016 nn possono essere fatte per la situazione geopolitica riconducibili al terrorismo, alle sanzioni economiche della Russia, alle politica di grandi paesi emergenti come la Cina e il Brasile. L Italia primeggia nell industria nautica, biciclette, pompe, elicotteri, satelliti, al secondo posto dopo la Germania e per competitività solo dopo la Cina e in molti settori secondari. I dati ufficiali diffusi riguardanti l aumento del PIL devono essere intesi solo per la domanda interna escluso l esportazione, norma questa che cambierà nel 2016. La nostra bilancia commerciale è attiva e ciò è dovuto a minori importazioni a fronte di una minore produzione industriale mentre è negativa per l onere rappresentato dagli interessi passivi di un enorme D.P. I tanto decantati 282.000 nuovi posti di lavoro in realtà nn sono nuova occupazione, ma un semplice recupero di quelli persi quindi situazione invariata rispetto il passato. I nuovi posti nn sono nell industria, ma principalmente nei servizi (badanti ecc., solo 30.000 posti per servizi pregiati). In Europa nn può esserci crescita se nn si mette mano a grandi investimenti e riforme per l ammodernamento delle infrastrutture esistenti. In Italia servono 300 mld di euro e a fronte l Europa ne offre solo 21 mld. La grande crisi del ’29 è stata superata nn solo attuando una certa politica monetaria, ma con grandi investimenti infrastrutturali. Grave errore è stato nn aver accettato il prestito europeo come invece ha fatto la Spagna con i suoi 50 mld di euro. Una soluzione sarebbe prendere le risorse necessarie dalla Cassa Depositi e Prestiti. A penalizzarci sono anche i mancati investimenti nella sicurezza, nella mancata defiscalizzazione e ridimensionamento della burocrazia che intanto diventa sempre più potente. Per es., il CNR andrebbe riformato essendoci oggi al suo interno più burocrati che scienziati, a differenza di alcuni decenni fa.

EDY RULLI

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Testo integrale ANIMA 15-12-2015

Cresce la meccanica italiana. Produzione positiva a +1,3% nel 2015 e a +0,7% nel 2016La meccanica esporta più dei settori alimentare, moda e design aggregati!Cop21: nuovi stimoli per la nostra manifattura

Milano, 15 dicembre 2015 – La Meccanica prosegue bene sui binari dell’export. La produzione, secondo i dati appena pubblicati dall’Ufficio Studi ANIMA, è in costante incremento. Nel 2015 la meccanica italiana ha prodotto tecnologie e componentistica per un totale di 44 miliardi di euro, valore in aumento (+1,3%) rispetto all’anno precedente. Il 2016 prevede già un +0,7% per la produzione, che toccherà i 44,3 miliardi di euro.Direttamente proporzionale alla produzione, il dato delle esportazioni è in crescita continua. Nel 2015 si sale a 25,7 miliardi di euro con un +1,3% sul 2014. Secondo le stime 2016, il dato è destinato ad aumentare a +1,4%fino a raggiungere i 26,1 miliardi di euro con una quota export/fatturato del 59%.L’occupazione rimane stabile mentre il valore degli investimenti rafforza il trend positivo: nel 2015 si registra un +1,2% rispetto al 2014 e nel 2016 un ulteriore +1%.

“Anche se a qualcuno può sembrare ‘poco glamour’, la meccanica esporta più dei settori alimentare, moda e design aggregati. – afferma Alberto Caprari, Presidente ANIMA – La chiave che apre le porte estere è la qualità e la flessibilità delle nostre Imprese, accompagnata dalla stima per le nostre tecnologie. Noi italiani sappiamo rispondere molto bene alle richieste dei clienti adattandoci alle condizioni normative, sociali ed economiche in cui ci troviamo a operare. Siamo sempre al passo con le norme, diversamente da qualche altro player internazionale. La sorveglianza del mercato è un’esigenza di tutta la manifattura italiana, non deve essere percepita come un concetto astratto. Chiediamo quindi di monitorare con ancora più impegno i fenomeni di contraffazione e di concorrenza sleale che minacciano lo sviluppo di molte nostre eccellenze”.”Innovazione, efficienza energetica, utilizzo di fonti rinnovabili sono tutti elementi che caratterizzano lo sviluppo delle tecnologie che la manifattura italiana ha già e sta sviluppando al meglio, declinandola in ogni settore ed applicazione – prosegue Caprari – che la portano a essere sempre tra le prime posizioni nel mondo, in comparti come la componentistica per l’industria, le food-tecnologies, l’industria dell’acqua e dell’energia, l’oil&gas ecc., tutti comparti strategici che ANIMA notoriamente rappresenta. Le aziende che vogliono crescere oggi devono tenere conto anche delle decisioni prese dai 150 capi di stato riuniti a Parigi in occasione del Cop21″.

Testo integrale ANIMA 20-12-2016

USA, secondo paese export per l’industria meccanica Dal 2010 al 2015 un costante incremento di esportazioni italiane.

Milano, 20 dicembre 2016 – Gli Usa sono la seconda destinazione a livello globale per l’industria italiana della meccanica. Dal 2010 si è assistito a un incremento senza precedenti. La curva ascendente delle esportazioni dell’Italia verso l’America ha accennato a una leggera discesa nel 2016. Nel primo semestre sono stati persi 98 milioni di euro (-7,5%). Rispetto al totale dell’export, che nel 2016 ha toccato quota 1,2 miliardi di euro, la porzione commerciale più rilevante è occupata dalle turbine a gas, per un totale di 361 milioni di euro, in aumento rispetto al 2015 (+1,9%). Viaggiano bene anche i macchinari da costruzione (+7,5%) per un valore di 105 milioni di euro. In rosso le valvole e rubinetti, in confronto al semestre precedente (-18,5%), ma è uno scambio ancora molto importante, 206 milioni di euro. Anche il settore delle pompe ha subito una battuta d’arresto (-19,9%) passando dai 124 ai 99 milioni di euro. La performance peggiore è stata registrata dai macchinari per il sollevamento e il trasporto con un -28%, pari a una perdita dai 103 ai 74 milioni di euro. Sempre nell’ambito della movimentazione, i carrelli acquistano quote di mercato con un +36,3%, raggiungendo i 30 milioni di euro come valore export.
Gli imprenditori sono in attesa di conoscere le evoluzioni politico-industriali che Trump intraprenderà. È questione di tempo. Anche i trattati internazionali, per ora in stand-by, sono un fattore determinante per pianificare gli investimenti aziendali.
Ancora una volta le conformazioni geopolitiche influenzano la vita dell’economia reale.

 

Testo integrale ANIMA del 22-12-2016

Germania, primo paese export per l’industria meccanica Nei primi sei mesi 2016 sono stati esportati 1 miliardo e 200 milioni di manifattura.

Milano, 22 dicembre 2016 – La Germania, si sa, è il punto di riferimento dell’Italia, l’eterna asticella da superare, il concorrente nel commercio e nella produzione, il confronto perennemente ricercato e subito. Ma è anche il paese che più di tutti gli altri paesi del mondo ha bisogno della meccanica italiana. Le esportazioni italiane verso la terra tedesca nel 2016 hanno registrato un aumento del +7% rispetto al primo semestre 2015. 1.271.631.126 è la cifra dettagliata dello scambio tra Italia e Germania. Dal 2010 al 2011 i rapporti hanno conosciuto un’impennata, stabilizzatasi nel tempo. Poi ancora una risalita positiva tra il 2014 e il 2015, un trend che, dalle prime avvisaglie del secondo semestre 2016, dovrebbe essere confermato a consuntivo.
Fatta eccezione per alcune tipologie di prodotti, i settori dell’industria meccanica hanno esportato di più rispetto all’anno scorso. Le valvole e i rubinetti sono cresciuti del +1,1% per un totale di 201 milioni di euro. Sono state esportate anche le pompe per 159milioni di euro (+12,7%). Molto rilevante la crescita delle turbine a gas che incrementano la loro quota export del +20,6% (109 milioni di euro). I carrelli passano dagli 86 ai 91 milioni di euro con una crescita del +4,8%. Bene anche le serrature (+10,5%) e gli impianti di climatizzazione (+16%). Dai dati dell’Ufficio studi Anima si può affermare che non soffrono i comparti che esportano merce per più di 15 milioni di euro, con la sola eccezione dei compressori frigoriferi (-2,1%). I forni industriali hanno perso il 25% del mercato toccando i 13,7 milioni di euro. Male anche i motori a combustione interna che con una brusca frenata (-39,2%) scendono dai 22 ai 13 milioni di euro.

Testo integrale ANIMA del 2 genn.2017

Milano, 2 gennaio 2017 – Cina economia di mercato? Concorrente o partner? Fornitori o terzisti? Il rapporto tra l’Italia e la Cina sta cambiando. Anima e il suo dipartimento internazionalizzazione monitorano le indicazioni provenienti da Bruxelles e Pechino stessa. Intanto i dati dell’Ufficio studi Anima offrono le prime indicazioni: l’impero cinese ha richiesto in misura crescente dal 2012 la manifattura meccanica. Durante il 2015 si è verificata una battuta d’arresto dell’export industriale, in parte recuperata nel primo semestre 2016 (+6,3%), pari a 403 milioni di euro.

Testo integrale ANIMA del 20 genn.2017

Climatizzazione: che aria tirerà nel 2017?

Il 2017 sarà un anno caratterizzato da importanti eventi geopolitici che influenzeranno i mercati. Le aziende devono essere pronte a gestire i cambiamenti e cogliere le opportunità. Si racconta che il presidente John F. Kennedy, in un discorso a Indianapolis nel 1959, abbia detto che la parola crisi in cinese è composta da due caratteri: uno rappresenta il pericolo e l’altro l’opportunità. Alessandro Riello, presidente di Assoclima Costruttori Sistemi di Climatizzazione, in occasione di una recente assemblea dell’associazione ha illustrato i risultati positivi dei primi nove mesi del 2016 e sollecitato le aziende del comparto a prepararsi a cogliere nel 2017 le nuove opportunità di business derivanti dai cambiamenti in atto.
Nonostante il perdurare della crisi economica, il mercato della climatizzazione si è infatti evoluto in modo positivo negli ultimi due anni (nei primi nove mesi del 2016 il fatturato Italia del settore della climatizzazione ha registrato, rispetto allo stesso periodo del 2015, un incremento del 44,5% in numero di pezzi e del 37,1% a valore). Ciò è successo anche grazie alla crescita dei sistemi a pompa di calore, che hanno finalmente acquisito dignità di cittadinanza all’interno del comparto; una crescita supportata dall’introduzione della tariffa D1 e dalle proroghe delle detrazioni fiscali del 65%. A questi strumenti oggi si aggiungono le aspettative nei confronti del nuovo conto termico, fortemente sostenuto da Assoclima, e della ristrutturazione generalizzata delle tariffe elettriche, misure che dovrebbero aprire la strada a risultati ancora migliori. “Non possiamo però dimenticare – ha precisato Riello – il nostro ruolo più importante, quello legato allo sviluppo tecnologico: se da una parte abbiamo bisogno di rendere stabili e strutturali gli strumenti di incentivazione, dall’altra le imprese sono chiamate a un continuo impegno volto a ricercare e progettare sistemi sempre più performanti. In questi anni le nostre aziende hanno lavorato molto in questa direzione ma la strada è ancora lunga.”
Guardando all’anno appena iniziato non si può, secondo Riello, non tenere conto delle tensioni causate dall’elezione del neo-presidente degli Stati Uniti, dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e dagli scenari di guerra in Medio Oriente e Nord Africa. Analogamente non potranno essere trascurati gli effetti delle elezioni che interesseranno Francia e Germania e la situazione di incertezza economica e politica che vive l’Italia. “Tra le tante e variopinte dichiarazioni del presidente Trump durante la campagna elettorale ci preoccupano le posizioni sulle tematiche energetiche ambientali, anche se è chiaro che in un momento di così grande fluidità ogni scenario può essere stravolto e ribaltato. Penso, quindi, che sia bene monitorare con estrema attenzione gli avvenimenti iniziali perché la storia americana ci ha insegnato che ciò che viene detto nel corso della campagna elettorale spesso ha un seguito differente, così come è noto che la gestione del potere e la governance negli Stati Uniti, soprattutto per evitare disgregazioni e gravi disordini, si sviluppa poi su tesi politiche centraliste ed equilibrate. Da ottimista dico che anche un avvicinamento alla Russia e un possibile allentamento delle sanzioni potrebbero portare una ventata di positività per le nostre attività. L’auspicio, ovviamente, è che non ci aspetti una nuova crisi. È certo che ci troviamo di fronte a una situazione molto complessa, che si caratterizza per equilibri geopolitici instabili e con alleanze che cambiano rapidamente. Sempre di più dobbiamo abituarci a convivere con una diversa ciclicità dei periodi economici, con una costante incertezza e con un continuo cambiamento di scenari che tutto questo inevitabilmente comporta. Abbiamo già attraversato crisi energetiche, economiche e politiche e le abbiamo affrontate modificando le nostre abitudini e soprattutto innovando e questa per il futuro non sarà più l’eccezione ma la regola. Forse la differenza rispetto al passato è che oggi ci troviamo di fronte anche a una crisi sociale, a un cambiamento che andrà gestito con strumenti diversi da quelli che abbiamo utilizzato fino a oggi.

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E U G E N I A  La Fonderia Napoleonica – Un luogo dalle origini antiche

Varcando l ingresso della fonderia si entra in un luogo dall atmosfera unica e dalle origini antiche,legate alla storia del quartiere Isola e del Santuario di Santa Maria alla Fontana. Un tempo l area apparteneva alle proprietà dell adiacente complesso religioso ma con l arrivo di Napoleone i beni di Santa Maria alla Fontana vennero requisiti dall esercito francese e nel 1806 il viceré del Regno d Italia Eugenio di Beauharnais volle che alcuni dei locali conventuali venissero destinati ad accogliere una fonderia di bronzo nn per uso bellico. Cessò l attività nel 1975.

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