O G M sì, O G M no.

Estratto integrale dalla newsletter SaloneCiboSicuro del 13.1.015

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali comunica che il Parlamento europeo ha dato il via libera oggi al testo di accordo raggiunto nelle scorse settimane tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sulla riforma della Direttiva in materia di OGM che sancisce il diritto degli Stati Membri di limitare o proibire la coltivazione di organismi geneticamente modificati (ogm) sul territorio nazionale, anche se questi sono autorizzati a livello europeo, per motivi di natura economica ed agricola.

Dopo il fallito tentativo di definire una legislazione europea nel 2012, la plenaria del Parlamento europeo ha approvato definitivamente la nuova direttiva Ue a Strasburgo, con 480 voti a favore, 159 contrari e 58 astenuti. Le nuove norme entreranno in vigore già a partire dalla prossima primavera.

In Italia è in vigore un divieto temporaneo, fortemente voluto da associazioni di produttori, consumatori e ambientalisti, che vieta la coltivazione dell’unico OGM autorizzato per la coltivazione in Europa, il mais MON810.

La nuova Direttiva, che sostituirà la 2001/18 attualmente in vigore, vedrà così la luce dopo una gestazione durata più di 4 anni e caratterizzata da serrate negoziazioni e difficili compromessi. Un risultato ascritto tra quelli ottenuti all’interno del semestre di presidenza italiano, e non sono mancate le voci a rimarcarlo.  

“È un successo della Presidenza italiana – ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole Maurizio Martina – del ministro Galletti, con cui abbiamo lavorato a stretto contatto, che ha presieduto in questi mesi il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente competente sulla materia OGM. Un risultato che non era scontato e sul quale si lavorava da più di 4 anni. Molto importante è stato anche il dialogo e il lavoro fatto dal Parlamento europeo e in particolare dalla delegazione italiana. È una scelta che risponde alle attese degli agricoltori, dei territori e di tutti gli italiani che hanno a cuore la qualità, la tipicità dei nostri prodotti alimentari e la distintività del nostro modello agricolo. Bene quindi che ora sia data libertà di scelta ai singoli Paesi dell’Ue. In Italia rinnoveremo il divieto di coltivazione del mais Mon810 e proprio nei prossimi giorni ci confronteremo con i Ministri Lorenzin e Galletti per procedere”.

L’accordo raggiunto con il Parlamento Europeo ha migliorato, secondo il Ministro Martina, il testo approvato in prima lettura dal Consiglio europeo nel giugno scorso sotto tre aspetti rilevanti:

1- le valutazioni sui rischi ambientali e sanitari, di competenza dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, dovranno essere aggiornate ogni due anni per tener conto del progresso scientifico e del principio di precauzione che è un pilastro del diritto ambientale internazionale;

Secondo la nuova legge, le motivazioni con cui il governo può giustificare il bando “non devono, in nessun caso, confliggere con la valutazione di impatto ambientale” condotta dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare). In altre parole i governi non possono basare i bandi su specifici impatti ambientali o evidenze di possibili danni da parte delle coltivazioni OGM a livello nazionale, anche nel caso in cui questi rischi non siano stati presi in considerazione da parte della valutazione dell’EFSA.

I divieti nazionali potranno essere motivati con ragioni socio-economiche, di politica agricola, di interesse pubblico, di uso dei suoli, di pianificazione urbana o territoriale, per evitare la contaminazione di altri prodotti (“coesistenza”), o anche per ragioni di politica ambientale; a condizione, tuttavia, in quest’ultimo caso, che le valutazioni addotte non si oppongano, ma siano “distinte e complementari”, rispetto alla valutazione di rischio ambientale, che compete alla sola all’autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa).

2- gli Stati Membri possono chiedere, tramite la Commissione europea, alle imprese produttrici di OGM, di escludere i loro territori dal novero dei Paesi nei quali intendono chiedere l’autorizzazione europea alla coltivazione; ma questa fase di “negoziato” con le imprese non è più obbligatoria, e gli Stati Membri potranno decidere di passare direttamente al divieto di coltivazione per le motivazioni indicate nella Direttiva;

Con le nuove norme, gli Stati membri contrari alla coltivazione di un nuovo ogm sul loro territorio potranno segnalare la propria opposizione già durante la fase di autorizzazione comunitaria, chiedendo di modificarne il campo di applicazione geografico. Gli stati membri potranno anche decretare un divieto nazionale di coltivazione dopo che l’autorizzazione comunitaria è stata approvata, entro 10 anni (e non due come prevedeva la commissione nella proposta originaria). Un’altra novità è che gli Stati potranno proibire la coltivazione non solo di un singolo ogm, ma anche di anche di un gruppo di ogm con caratteristiche comuni.

3- gli Stati Membri, prima di introdurre il divieto di coltivazione, dovranno comunicare il relativo provvedimento alla Commissione europea ed attendere 75 giorni per il parere, ma durante questo periodo di attesa gli agricoltori non potranno comunque procedere alla semina dei prodotti interessati dall’ipotesi di divieto.

Cade inoltre l’obbligo per i paesi membri (inizialmente previsto nella “posizione comune” del consiglio Ue) di negoziare direttamente con le società biotech, informandole della loro eventuale intenzione di vietare gli ogm da loro prodotti. Su questo punto, continuerà a essere la commissione europea a fare da tramite. E comunque se un paese UE vorrà vietare una coltivazione transgenica, potrà farlo in ogni caso, anche se la società produttrice degli ogm si oppone.

La novità di questo nuovo testo non sta tanto nella possibilità, da parte degli Stati Membri, di vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio – possibilità da sempre contemplata sia in presenza di rischi per la salute o per l’ambiente, sia nel caso esista un’impossibilità operativa a garantire la coesistenza tra i diversi tipi di agricoltura. Il punto è che dal 1998, anno dell’approvazione del primo e praticamente unico OGM coltivabile in Europa (il mon810), diversi paesi europei, tra cui l’Italia, hanno fatto a gara nel produrre i più disparati divieti alla coltivazione e alla sperimentazione, divieti che nulla avevano a che vedere con quanto previsto dalla norma comunitaria, ovvero la salvaguardia della salute, la tutela dell’ambiente o la coesistenza tra i diversi tipi di agricoltura. Questi atti, quando impugnati, sono sistematicamente risultati illegittimi e annullati, anche se questo non ha impedito ai diversi paesi di emanarne di nuovi.

La Direttiva approvata ieri nasce per mettere fine a questo balletto ed è proprio nel modo in cui dirime la questione che sta l’aspetto più dirompente della vicenda. Basterà sostenere che gli OGM non rientrano nelle linee di sviluppo agricolo del paese e il gioco è fatto, gli agricoltori di quel paese non potranno più nemmeno pensare di coltivarli.

In cambio è risolto il problema OGM: i paesi che li coltivano, come la Spagna, continueranno a coltivarli. I paesi che non intendono coltivarli, come l’Italia, continueranno a non coltivarli. L’Europa (Italia compresa) continuerà a importarne milioni di tonnellate perché su essi poggia l’intera zootecnia del continente: la proibizione o limitazione della coltivazione di OGM sul territorio di uno Stato, infatti, non può in alcun modo limitare la circolazione di tale Ogm sul territorio del paese autore della proibizione.

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