A U S T R A L I A di Edy Rulli

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Nicola Pagano, antropologo, musicista e appassionato di musica etnica (nella foto) ,  dal viso colorito del sole dei paesi caldi che visita ( spero nn sia una lampada!) e dall aspetto intrigante almeno quanto lo strumento che suona, lo “didjeridoo” , in occasione della presentazione di dipinti e sculture contemporanee aborigene alla Galleria Gracis di Milano, fa una straordinaria narrazione di una storia lunga 50.000 anni impreziosita dai suoi numerosi viaggi e studi sull Australia.

I popoli nativi in massima parte concentrati nel Northern Territory, parte di quel continente grande 3 volte l Italia, culla della cultura locale, hanno lasciato innumerevoli testimonianze della loro civiltà fortemente ancorata al passato e orgogliosamente legata alle proprie origini. Nell Outback, entroterra pulsante, si tramandano oralmente tradizioni, usi, il racconto del Dreamtime dei miti aborigeni, tutto attraverso i canti; gli aborigeni cantano la terra degli antenati, indissolubilmente la loro terra.

Nel 1788 l esploratore Cook al suo arrivo nn trovava campi coltivati e allevamenti di bestiame, ma un popolo che sopravviveva con i soli prodotti offerti  loro  spontaneamente dalla terra e ciò sta ad indicare la perfetta interazione con la natura .Bacche, tuberi, frutti selvatici, erbe, piccoli canguri (wallaby), formiche di miele e fiori succulenti e, dulcis in fundi una vera e propria leccornia, i vermi delle mangrovie. La pesca praticata con lancia a 3 punte (garra)  era quanto di più ecologico sia mai esistito. La sicurezza alimentare era assicurata da conoscenze tramandate oralmente, alias verbo della sopravvivenza,  se il cibo era nocivo  o velenoso veniva detto, anche perché Google nn era stato ancora inventato. Certo, dissenteria e altre calamità erano sempre in agguato, ma a tenerle a bada era la memoria degli avi, una fitta rete di informazioni che ha reso sicura la raccolta di cibo nel deserto e permesso la sopravvivenza di quel popolo per migliaia di anni.

Uno strumento a fiato aborigeno per antonomasia, il “didjerdoo”, è un corno cavo all interno sventrato dalle termiti, sapientemente riciclato perché mai un albero sarebbe stato sacrificato per  fabbricarne uno. La navigazione nn sarebbe esistita se gli aborigeni nn avessero casualmente notato galleggiare un tronco scavato all interno che poteva quindi essere usato come barca. L assoluto rispetto per ogni elemento naturale facente parte del proprio habitat, impediva l abbattimento di piante ed arbusti che forniva nutrimento. Questo ed altri atteggiamenti dettati dal buon senso quando la parola ecosostenibilità ancora nn esisteva nel loro primitivo linguaggio. Patrimonio naturale di inestimabile valore, ma anche umano fatto di conoscenze tramandate da intere generazioni e dei loro avi che va oltre la permanenza terrena, essa perdura nella memoria di chi è stato compagno di vita che viene quindi costantemente glorificato nei canti. Quando un capo tribù muore, i canti funebri possono durare settimane, in quelle parole miste a suoni si riassumono intere esistenze, nn finiscono mai, se nn fosse un rito di vivificazione che si ripete all infinito, si potrebbe pensare ad una moderna telenovela. Uomini e cose legate da un filo indissolubile, una perfetta  interazione con la terra che li ha generati, inimmaginabile per noi occidentali moderni.

Nonostante i secoli trascorsi e l enorme sviluppo urbano del nuovo continente, il concetto di rispetto della natura è sopravvissuto e le principali bellezze di questo territorio sconfinato sono state salvaguardate e custodite nei numerosi parchi naturalistici.

Per chi ama viaggiare, la linea transaustraliana coast to coast lato orientale offre la visione di 2500 km di barriera corallina accompagna la costa del Queensland, terra immortalata dal romanzo Uccelli di rovo la cui bellezza  fu temporaneamente offuscata da quella di padre Ralph. Nel sud, Red Centre, il Kakadu National Park tempio dell arte rupestre, patrimonio Unesco. Quindi nell Outback, l immenso deserto rosso centroaustraliano con il suo Uluru (Ayers Rock) il monolite più grande del mondo. Il selvaggio Kimberley lungo un itinerario di indicibile bellezza e mistero che lega questa terra alla popolazione nativa. Da Broome ad Adelaide, 3000 km di bianche spiagge quindi a Darwin capitale tropicale nel Top End nella zona più settentrionale del Northern Territory con la regione di Katherine al confine occidentale del Queensland con foreste pluviali, gole (Katherine Gorges), cascate(Alice Springs) e sorgenti in cui si può fare il bagno, tutto ciò lungo la Nature’s Way.  Più a sud il Red Centre, deserto e dune a sfinimento. Altro itinerario consigliato nella verde Melbourne percorrendo la mitica Great Ocean Road con i suoi spettacolari 12 Apostoli, la penisola di Eyre, il lago salato Gardner, Baird Bay e molto altro ancora.

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