EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’ di Edy Rulli

Osservatorio sul presente: Legalità
Genesi di un percorso culturale, civile, umano.
Primo appuntamento del ciclo di 8 incontri e 9 spettacoli, con Rita Borsellino, Nando dalla Chiesa e C.G.Paci.
Nel ciclo rientra la presentazione dello spettacolo teatrale “E io dico no. Ogni mattina ha la sua alba” in scena al Piccolo Studio Melato dal 3 al 21 dicembre, drammaturgia di Nando dalla Chiesa e Marco Rampoldi con la collaborazione degli studenti del corso di sociologia della criminalità organizzata della Statale di Milano tenuto da Nando dalla Chiesa.
La legalità “come rispetto delle regole e del prossimo,delle norme, dei comportamenti a tutela di valori fondamentali, della eguaglianza; rifiuto della criminalità organizzata, di evasione, di violenza, di sfruttamento in ogni forma deve diventare abitudine nn più gesto eroico di ribellione”, ciò dovrebbe diventare la bandiera di tutti.
Il linguaggio del teatro, il confronto nel dialogo, la testimonianza vissuta, unitamente alle tante rappresentazioni televisive e cinematografiche nonché alle varie iniziative pedagogiche volte a creare le basi della scolarizzazione alla legalità, un valore fondante questo della società civile ebbene,  tutto serve.
Sull onda emotiva delle stragi prima del Gen. dalla Chiesa (1982), primo Prefetto italiano che andava nelle scuole secondarie a parlare di mafia, poi Borsellino (luglio 1992) e così via, molto è stato fatto alla luce di fiaccolate e  sbandieramento di striscioni inneggianti la legalità, il  ruolo della scuola è stato importante nel creare le basi alla consapevolezza di bambini futuri adulti responsabili. Ma i risultati di questi 30 anni di impegno delle istituzioni nn si vedono, mai vista tanta corruzione e il lavoro certosino da portare avanti nn solo nelle scuole dei bassifondi, ma nei quartieri alti dove vivono i figli degli imprenditori, di politici, di intellettuali, è enorme.
Nelle Università dove l etica professionale in tutti i campi dovrebbe essere il valore più grande, si deve incidere sulle coscienze dei futuri politici, giornalisti,medici, architetti dopo che abbiamo avuto l ennesima conferma che il Piano Regolatore di Milano è stato redatto sotto dettatura delle cosche mafiose. Corruzione e malaffare dilagante in tutti i settori dell economia e della politica tanto che parlare di mafia ormai fa tendenza. Nelle stesse organizzazioni che operano contro la criminalità è stato sottratto denaro pubblico per l arricchimento illecito di personale preposto alla sua lotta.
Possiamo indignarci, ma nn stupirci più di tanto. Oltre 120 anni fa, il sociologo Marchetti fu incaricato dal Parlamento italiano di fare un indagine sulla corruzione della classe dirigente dell epoca e i risultati furono catastrofici. Ci resta quindi il dubbio se abbiamo ereditato la vocazione alla trasgressione o se questa è sempre stata presente nel nostro DNA.
La nostra legislazione, all avanguardia nel mondo, nn è una leva repressiva sufficientemente potente davanti al metodo globalizzato di mafie mondiali sempre più aggressive che si avvalgono degli stessi strumenti tecnologici e mediatici usati per fare affari “buoni” e “cattivi”. La perfetta organizzazione mafiosa di Montreal p.es. potrebbe fare invidia alle rampanti cosche calabresi o siciliane e il caso di Duisburg in Germania ne  ha la stessa connotazione.
“Le mafie potranno essere sconfitte se riuscirà a diffondersi una nuova cultura di legalità…”  Ma come?
Costruire, seminare nn solo con parole, ma con buoni e semplici esempi presi dal quotidiano, prolungare l alfabetizzzione alla legalità nelle scuole superiori e nelle Università e convincerci che la malavita se nasce dai bassifondi delle borgate di periferia il suo proliferare è poi favorito dalla connivenza e passiva accettazione della società civile.
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