LA STRAGE DI ODESSA

Tanto rispetto per la questione armena, e aggiungerei, curda.
Magari c’è anche il problemino della strage di Odessa …
 
Il silenzio assordante della sinistra italia sui martiri di Odessa mi fa capire ogni giorn di più che si aprirà una voragine tra la sinistra antifascista solo in Italia e a livello mondiale tendenzialmente euroatlantica, che sta sotto l’ombrello della Nato e accetta che l’Italia sia occupata militarmente da numerosissime badi militari statuinitensi, con un centinaio di testate nucleari da aviotrasportare, e che non contrasta il ruolo imperialista dell’Europa, e una sinistra antifascista e antimperialista che su scala planetaria è sicuramente maggioritaria, e che anche in italia deve prendere coscienza della necessità storia della sua esistenza per evitare qualunque involuzione autoritaria sempr ein agguato quando si sta agli ordini di Washington.
 
 
I MARTIRI DI ODESSA: ESTREMISTI DI DESTRA,  CON L’INERZIA DELLA POLIZIA DEL GOVERNO EURPEISTA DI KIEV, DANNO FUOCO ALLA SEDE CENTRALE DEI SINDACATI E UCCIDONO 43 PERSONE, TRA CUI ARTISTI, SINDACALISTI, CONSIGLIERI REGIONALI
Rogo di Odessa: 42 morti, ma bilancio potrebbe aggravarsi. Sono, intanto, 42 i cadaveri recuperati finora nella ‘Casa dei Sindacati’ della città di Odessa, nel sud dell’Ucraina. Ma il bilancio dei morti del rogo scoppiato la scorsa notte nell’edificio potrebbe essere più grave. La polizia ha arrestato più di 130 persone dopo gli scontri scoppiati tra lealisti e filorussi, a cui si sono uniti anche decine di tifosi di calcio, che ieri hanno rapidamente trasformato la città portuale in un campo di battaglia. L’incendio sarebbe stato causato da bombe molotov lanciate contro il secondo e terzo piano dell’immobile. La maggior parte delle vittime è morta soffocata, ma molti – secondo il ministero dell’Interno- si sono gettati dalle finestre per fuggire le fiamme. Gli arrestati rischiano accuse che vanno dalla partecipazione a disordini all’omicidio premeditato.
 
Rimosso il capo della polizia. Il capo della polizia di Odessa, Petr Lutsyuk, è stato rimosso dall’incarico per decisione del ministro dell’Interno dell’Ucraina, Avakov. Stamattina Lutsyuk aveva invitato i cittadini alla calma dopo le violenze di ieri.
 
I cosidetti lealisti erano in realtà neonazisti del partito Settore Destro .
 
GUARDATE CHE COSA HANNO FATTO I NAZISTI AD ODESSA, PROTETTI DAL GOVERNO EUROPEISTA DI KIEV (SE SIETE SENSIBILI NON GUARDATE, SONO IMMAGINI ORRENDE)
 
Tra le menzogne della giunta tese prima a negare, poi a ridimensionare la strage di Odessa, v’è stata quella secondo cui “nella Casa dei Sindacati c’erano solo russi e gente della Transnistria” (sic).
Una delle vittime della strage è il poeta Vadim Negaturov (n. 1959, odessita, tradotto e pubblicato anche all’estero): estratto vivo dall’edificio, è morto nel reparto di rianimazione di un ospedale della città.
Andrej Brazhevskij, giovane militante di Borot’ba: era riuscito a scappare dalla Casa dei Sindacati incendiata dai fascisti. Saltato da una finestra dell’edificio, è caduto a terra, dove le bestie fasciste lo hanno finito a botte e bastonate.
 
L’eccidio di Odessa si sta rivelando più truce di quanto già si era appreso. Mentre si ispeziona la casa dei sindacati, vengono trovati continuamente dei cadaveri, ammassati anche nei sotterranei. Solo una parte delle vittime è morta per via dell’incendio. Dalle testimonianze e dall’analisi dei corpi, risulta che decine di persone sono state arse vive direttamente dai fascisti, dopo avergli versato liquido infiammabile in faccia o in testa – in molti casi infatti questa è l’unica parte del corpo ad essere bruciata.
Dai cadaveri delle ragazze, rinvenuti nell’edificio, è verosimile che prima di essere state bruciate vive, siano state violentate.
Altri sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco.
Il caso più agghiacciante, la donna incinta strangolata coi fili del telefono, in un’ala dell’edificio non raggiunta dalle fiamme. Dopo l’assassinio, i fascisti si sono affacciati dalla finestra sventolando la bandiera ucraina.
 
Le immagini e i video del link sono terribili, pensateci prima di aprire la pagina.
 
L’INCENDIO DI ODESSA E LA STAMPA ITALIANA
download (13)Vediamo i lenzuoli sui corpi di decine di persone, nelle videoriprese di Odessa, in Ucraina. Lì è in atto un pogrom antirusso in pieno XXI secolo, con lancio di molotov, granate artigianali, assedi, bastonature. Squadre nazistoidi di Pravy Sektor (“Settore Destro”), protette e inquadrate anche nel resto del Paese da una giunta insediatasi dopo aver allontanato con la violenza un presidente eletto regolarmente, stanno devastando i luoghi di aggregazione sociale e politica – ossia i partiti, le associazioni, i sindacati – di una parte della popolazione di Odessa (maggioritaria) identificabile come russa, russofona o filorussa. La polizia della città sul Mar Nero ha lasciato fare per ore.
 
Ma le vergognose testate italiane fanno a gara per sopire e troncare la reale portata della notizia.
 
Distinguere fra un generico incidente e una strage politica: il confine per capire quali tempi di fuoco si avvicinano passa da qui, dai 38 morti del 2 maggio di Odessa (per tacere degli altri episodi da guerra civile nel resto di un paese in bancarotta).
 
In materia di guerra la stampa italiana, specie sul web, ci ha già abituati al peggio negli ultimi anni. Con il dramma dell’Ucraina si è già subito portata ai suoi peggiori livelli, già raggiunti nel disinformare i lettori sulla guerra in Libia e poi in Siria. Le pagine web italiote ci farebbero davvero ridere, se non parlassimo di una tragedia: i 38 filo-russi bruciati in una sede sindacale dai nazionalisti ucraini di estrema destra sono diventati delle generiche “38 vittime in un incendio”. «Quasi si trattasse di un incidente e non di un massacro politico», commenta Daniele Scalea, direttore dell’IsAG, un istituto di studi geopolitici molto attento alle vicende dell’Europa orientale. Scalea e anche noi ci domandiamo cosa avrebbero scritto nel 2011 il Corriere della Sera, o la Repubblica, o Il Fatto Quotidiano, se dei miliziani di Gheddafi avessero assediato decine di manifestanti fino a farli bruciare vivi.
 
Ecco come il canale televisivo russo RT riferisce i fatti:
 
«Almeno 38 attivisti antigovernativi sono morti nell’incendio della Camera del Lavoro di Odessa a seguito del soffocamento per il fumo o dopo essere saltati dalle finestre dell’edificio in fiamme, ha riferito il ministro dell’Interno ucraino. L’edificio è stato dato alle fiamme dai gruppi radicali pro-Kiev.»
 
Così invece li racconta il Corriere:
 
«Trentotto persone sono morte in un incendio scoppiato nella città ucraina di Odessa e legato ai disordini tra manifestanti filo russi e sostenitori del governo di Kiev.»
 
Così, genericamente, un incendio “legato ai disordini”…
 
Ancora, il pezzo su Repubblica suona così:
 
«È di almeno 38 morti anche il bilancio delle vittime degli scontri tra separatisti e lealisti a Odessa, città portuale ucraina sul Mar Nero. “Uno di loro è stato colpito da un proiettile”, ha riferito una fonte all’agenzia Interfax, “mentre per quel che riguarda gli altri non si conosce la causa della loro morte”. La sede dei sindacati è stata data alle fiamme. Le persone sono morte nell’incendio. Gli scontri sono violentissimi.» La macabra contabilità si disperde in un groviglio in cui non si capisce chi fa che cosa, quanti muoiono in un episodio o in un altro, chi appicca gl’incendi.
 
L’Unità riesce a fare peggio di tutti. La salma del giornale di Gramsci scrive infatti che la sede del sindacato è stata bruciata dai separatisti filo-russi (uno scoop malauguratamente ignorato in tutto il resto del mondo). A ulteriore dimostrazione che all’Unità non sanno quel che dicono, aggiungono che sono stati «abbattuti due elicotteri filorussi, Mosca furiosa», come se la rivolta avesse una sua aviazione all’opera.
 
Naturalmente la notizia era inversa: due elicotteri d’assalto Mi-24 delle forze speciali di Kiev (che stanno combattendo assieme a contractors stranieri e milizie naziste), sono stati abbattuti dalle forze ribelli. Notizia molto preoccupante, se vista nelle sue implicazioni, possibilmente quelle esatte, della possibile escalation del conflitto.
 
Se puntiamo di nuovo l’attenzione al rogo di Odessa, la conclusione è dunque chiara: gli organi di informazione nostrani sono reticenti, quando non falsificano, perché non riferiscono che le vittime sono state tutte di una parte, né che la causa immediata della loro morte sia stato un incendio doloso appiccato dalla milizia del partito nazista Pravy Sektor presso la sede di un sindacato.
 
Questo accade nell’Odessa del 2014 e non nella Ferrara del 1921 né nella Stoccarda del 1932. A quel tempo c’erano ancora organi di informazione che raccontavano la portata reale della catastrofe, prima di esserne travolti.
 
Non sappiamo ancora se il veleno della catastrofe politica di questo secolo potrà essere evitato, data la risolutezza degli apparati atlantisti nel precipitare nel caos l’Ucraina, paese chiave della sicurezza comune europea.
 
L’unico antidoto esistente può funzionare solo se diventa un fenomeno politico e mediatico di massa: l’antidoto è informarsi e informare, fuori dalla ragnatela mediatica dominante, far sapere tutto su chi vuole estendere il grande incendio, ben oltre i palazzi di Odessa.
 
Pino Cabras
 
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