LA VIA D ACQUA – Come stravolgere il disegno morfologico di 5 parchi cittadini di Edy Rulli

Gent. Prof. Puglisi,

 

In occasione della presentazione del libro Le regole del Talento presso la sala Buzzati di alcuni giorni fa, ho avuto modo di ascoltare il suo entusiastico intervento reso ancor più prezioso dalle sue pregevoli qualità oratorie nonchè dialettica, in qualità di Presidente della Comm. Naz. UNESCO per l Italia e di Rettore dello IULM.

Nn era quella la sede per poter parlare del famigerato progetto Via d acqua-Expo in fase di realizzazione nonostante i pareri contrari della Savrintendenza Beni Culturali, Cons. Sup. LL.PP e più di recente con palese opportunismo da parte di alcune forze politiche  e in procinto di deturpare il Parco delle cave (Baggio) e Bosco in Città-Parco Trenno inseriti nella globalità del progetto Sentieri interrotti e insigniti del titolo Tesori del mondo, unitamente al parco Pertini (Gallaratese) e di via Cividale del Friuli (Baggio) ; questi ultimi di dimensioni modeste, 25-30 mt.di larghezza subirebbero un danno maggiore rispetto gli altri più grandi poichè scavi che vanno dai 12-15 mt. ne andrebbero a dimezzare la superficie.

Quindi, come da suo invito, Le scrivo nuovamente aggiornando la situazione già allustrata con mia mail del 4 febbr. evasa in data 22 febbr., trascrivendo in calce alla presente testo integrale di una intervista con l Ing. Confalonieri del 14 marzo, note per il futuro di Italia Nostra del 16 marzo e un commento della ns. attivista Maria al corsivo del Corriere della Sera allegato im PDF che nell insieme ritengo possano dare l idea di una situazione che si trascina da mesi, per la quale nn si intravvede altra via d uscita ad una nuova mobilitazione da parte nostra e la tanto creatività/genialità degli italiani ne esce sconfitta. Lei stesso cita le botteghe del Cinquecento da cui uscirono un Leonardo e un Ghirlandaio che con altri illustri antenati generarono un patrimonio culturale che rappresenta il 50% di quello mondiale. Per gli attivisti che mi leggono in copia che il libro La regola del talendo tratta della cultura immateriale peraltro tutelata dalla convenzione Unesco ratificata dal Parlamento nel 2007, costantemente ricreata dalla comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d identità e di continuità ed ha lo scopo di risvegliare nei cittadini la passione per il bello.

La grande bellezza, o meglio le piccole bellezze rappresentate dai parchi cittadini che per loro sfortuna si trovano sul percorso del bisonte Expo, fino ad oggi strenuamente difesi dagli abitanti coesi in un movimento apolitico nn violento, nè fascinorosi, soli, mentre gli altri attori coinvolti sono impegnati a difendere le grandi opere fonte di facili guadagni.

Sorgono cantieri all improvviso, come funghi, per cogliere impreparata la cittadinanza, qua e là lungo il canale della vergogna senza alcun riguardo per zone altamente inquinate mentre i ns. interlocutori istituzionali attendono il colpo di genio che permetterebbe una dignitosa uscita da questa vicenda dai contorni paradossali. Cercano tra quelle numerose già esistenti, una nuova strada per portare l acqua di scolo dall Expo alla Darsena, ma nn c è a loro disposizione il genio idraulico leonardesco i cui navigli generano sì grosse spese di manutenzione, ma si pagano volentieri se nn si tratta di un inutile canalizzazione. Viene ignorata l illuminante opera informativa dei comitati cittadini e di gente comune che ama il proprio territorio di appartenenza e lo difende quindi, si presume, visto i tempi prolungati, che il canale troverà da solo in “via naturale” la strada per ricongiungersi al Naviglio Grande da cui peraltro ne trae origine e fine della storia infinita.

Così, un enorme quantità di denaro pubblico che poteva essere altrimenti utilizzato finirà nel canale a rimpinguare nn d acqua la Darsena, ma le tasche di molti.

Sempre per citare le sue parole…un paese come l Italia, dove i saper fare creativi – a tutti i livelli – coniugando nei secoli tecnica e creatività, precisione e fantasia, “regole” e “talento”, hanno saputo dare vita alla straordinaria realtà del Made in Italy…Bene, in questo stesso paese, mentre l Unesco si adopera per promuovere il riconoscimento internazionale di altre preziose testimonianze dell eccellenze artistiche italiane, come elementi rappresentativi di patrimonio culturale immateriale dell umanità quali la dieta meditrerranea e le tradizioni della liuteria cremonese ebbene, nel contempo cinque dei più bei parchi del nord ovest milanese – patrimonio materiale – subiscono una irreparabile devastazione. Convenzioni a cui appellarsi nn ce ne sono, solo i comuni cittadini a difenderli dalla via d acqua, nata per esaltare Expo, ma che si ridurrà a un tubo idraulico interrato la cui inutilità sarà sotto gli occhi di tutti.

Dagli stralci riportati si evincono altre criticità tra cui il passaggio a ovest del canale nel parco faunistico della cave con annessa maxi pista ciclabile di 4,5 mt. di larghezza che andrebbe a interporsi tra l abitato e il laghetto impedendone la fruibilità. Nel Bosco in città piste ciclabili in cemento con un tale ingombro da snaturalizzare il paesaggio di forestazione urbana unico in Italia. Altrettanto impattante nel parco di Trenno l ansa in cemento di 220 mt nel dubbio che sopravviva o meno all Expo.

E’ stato spesso ribadito il valore “strategico” dell opera con piste ciclabili di tali dimensioni che permetterebbero il passaggio di blindati e nn a caso la caserna di via Perrucchetti permetterebbe l attraversamento della città in senso trasversale come lo è il canale. Siamo in tempo di pace, quindi qualcuno dovrà dirci di che tipo di strategia si tratta; si parla poi di una moratoria per il parco delle cave (brutta parola che ricorda quella nucleare) e di un misterioso quanto fantomatico piano B.

Lei, Prof. Puglisi, potebbe aiutare dei pacifici e onesti cittadini ad uscire da questa intricata vicenda?

 

Dai testi riportati si evince inoltre che il Comune frena i lavori, il Presidente Maroni li spinge e Sala-Expo sta a guardare. I comitati aspettano. Gli stessi cittadini nn violenti anche se chiamati “fascinorosi”, in buona fede che hanno creduto  nelle forze politiche proposte a difesa del bene comune quando si chiedeva il loro voto e che ora si trovano a gestire una situazione che supera ogni immaginazione, semplice e complessa allo stesso tempo.

Ora si tratta solo di aspettare e i cittadini vedranno di quale colore…politico si tingeranno le acqua bianche del Villoresi.

 

Gent. Prof. Puglisi, se è arrivato alla fine di questa mail voglia dare un cenno di riscontro e gliene saremo grati.

 

Questo ed altri testi appaiono sul mio blog COMMONSPEECHEES.WORDPRESS.COM e in parte anche su Face Book, come da mio bigliettino lasciato in occasione dell incontro.

 

In allegato anche una foto dei bimbi che in forma simbolica hanno partecipato ad un pic nic nel parco Pertini cantierizzato, e da lì la nomea di “fascinorosi”!

 

Resto in attesa e la saluto molto cordialmente.

 

EDY RULLI

 

COMMENTO DELL ATTIVISTA MARIA AL CORSIVO DEL CORRIERE DELLA SERA ALLEGATO IN PDF

apprendiamo dal corriere della sera che i comitati, le associazioni ambientaliste, i sempolici cittadini che in questi mesi si sono opposti a un progetto che intendeva devastare e cementificare quattro parchi della zona ovest di milano sono stati definiti dal governatore maroni come dei violenti e dei facinorosi. questa è l’inveterata abitudine (ormai la conosciamo a memoria) del sistema di indicare, tramite i media sempre acquiescenti, come violenti dei movimenti che, partendo dal basso, vogliono difendere il territorio (che è di tutti) dalla speculazione e dalla cementificazione. la brutta notizia è che la maggior parte della gente crede ancora ai media e alla tv.
la bella è che però il numero di persone che si sta ‘svegliando’ è sempre più grande.
si rispedisce al mittente (maroni) la sua provocazione allegando la foto di un gruppo di facinorosi in pieno assetto di guerriglia urbana.
firmato:
no canal
no via d’acqua cambia canale
i cittadini di milano
 
INTERVISTA ING. GIANNI CONFALONIERI

Giovedì 13 marzo. Nella giornata della manifestazione con le fiaccole dei No Canal a difesa dei parchi di Milano ovest, davanti Palazzo Marino, abbiamo intervistato telefonicamente Gianni Confalonieri, Delegato del Comune di Milano ad EXPO2015. Dott. Confalonieri, questa settimana dovevano esserci delle novità sulla questione Via d’Acqua. Si è saputo qualcosa da EXPO? Domani (oggi 14 marzo, NdR) scadono i 20 giorni che EXPO aveva chiesto per rivalutare la questione e dovrebbe concludersi il lavoro del prof. Paoletti, incaricato di EXPO, per vedere se ci sono altre soluzioni. Qual è la posizione del Comune di Milano sulla vicenda? La nostra posizione conferma l’assoluta necessità che l’acqua che uscirà dal sito EXPO possa arrivare sino al Naviglio e alla Darsena, anche per il suo ruolo importante per l’agricoltura. Abbiamo lavorato tanto per conciliare le esigenze di EXPO con chi protesta per i parchi, in questi mesi. Se non si è giunti ad una soluzione è perché ad un certo punto l’opposizione è diventata radicale e incomprensibile. Si è arrivati a dire: “non vogliamo tutto il canale di EXPO”. 

Ma anche associazioni autorevoli come Italia Nostra hanno criticato molto la Via d’Acqua e sostenuto che la vicenda avesse preso una piega sbagliata. Certo, ma Italia Nostra ha sempre avuto un’opposizione di merito, ma mai ostativa davvero dell’opera. La “piega sbagliata” infatti l’avevamo cambiata, insieme, perché l’ultima proposta prevedeva che nel Parco Pertini e in quello di Trenno il canale passasse sotto, interrato, e che nell’area di via Quarenghi non si scavasse e si facesse la bonifica in superficie. E nel Parco delle cave? Come Italia Nostra più volte ha chiesto, pur mantenendo la parte del tracciato EXPO ad ovest del Parco delle Cave, ci eravamo accordati su una serie di migliorie, dai fontanili ai tracciati esistenti, che anche Italia Nostra avrebbe gestito. Insomma, dal progetto originario al 7 febbraio, di passi avanti se n’erano fatti tanti e l’ultima proposta nostra del canale era decisamente diversa Poi cosa è successo? Non è andato in porto, ma per l’opposizione di una parte che, a mio parere, non è stata la maggioranza dei No Canal. Ripeto che alla fine la disponibilità nostra e di EXPO ad accettare forti cambiamenti del tracciato nel Parco di Trenno e a passare ad ovest nel Parco delle Cave, ma impegnandoci a migliorare il parco, c’era. Era “l’ultima chiamata” e anche Italia Nostra ne prendeva atto. Ma poi ha vinto un’opposizione radicale al progetto, che non ha voluto accettare il responso dell’assemblea del 21 gennaio, dove la maggioranza aveva accettato la proposta, ribaltando completamente al decisione. Abbiamo incontrato e sentito spesso i Comitati dei parchi, la loro sembra una giusta battaglia ambientalista … Vorrei dire una cosa sul discorso “ambientalista” perchè su questa vicenda c’è stata tanta informazione sbagliata e molte leggende metropolitane. La questione acqua per il sito EXPO è di grande rilevanza ambientale. EXPO2015 coprirà tutta l’estate ed è per questo che si è studiato che tutto il raffreddamento del sito non avvenisse solo con il consumo di energia elettrica – con un carico ambientale pesantissimo – ma con un sistema di raffreddamento completamente ad acqua, una cosa che era piaciuta molto anche al BIE. Ma quest’acqua come nel sito EXPO deve arrivare, deve anche potere uscire. L’impressione generale è però che EXPO non abbia ben comunicato la vicenda, considerando che si era partiti addirittura con la suggestione delle Vie d’Acqua navigabili? L’idea dei canali navigabili è stato un sogno durato ben poco, non appena si è capito che i costi per realizzarli erano enormi, ma questo già prima che arrivasse questa Giunta (quella Pispia, dal maggio 2011, NdR). Io ho sempre parlato di canale ambientalmente compatibile, ma non certo navigabile. Ma certamente le decisioni non sono state comunicate bene da EXPO, se si pensa che il problema non è esploso tre anni fa, ma negli scorsi mesi, quando si sono messe le cesate (transenne) dei cantieri nei parchi senza un manifesto, senza spiegare cosa si faceva. Tuttavia dopo abbiamo fatto di tutto per rimediare, noi insieme ad EXPO, ma alla fine abbiamo trovato delle opposizioni davvero pretestuose. Come finirà questa vicenda? Non so dirle come, ma in qualche modo a breve finirà per forza. EXPO può cercare altre soluzioni, ma quell’acqua dal sito deve defluire e io non vedo alternative allo sbocco a sud nel Naviglio. Sono 2-3 metri cubi al secondo d’acqua, non la possiamo certo asciugare o risucchiare con le idrovore. di Stefano D’Adda

 

NOTE SUL PROGETTO VIA D ACQUA DI ITALIA NOSTRA

Riportiamo di seguito alcune note sulla Via d’acqua inviate in data 4 marzo all’avvocato Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, al dottor Giuseppe Sala, Amministratore delegato Expo, alla dottoressa Chiara Bisconti, assessore al Verde di Milano, e al dottor Gianni Confalonieri, Delegato del Sindaco.

Nella lettera di accompagnamento alle note, Italia Nostra confermava la sua disponibilità al dialogo e alla partecipazione per lavorare con Expo e Comune di Milano per trovare le soluzioni rispettose e migliorative dell’ambiente attraversato dal canale o dalla prefigurata “opera idraulica”.

Note sul progetto Via Acqua e possibili variazioni/miglioramenti

Dopo trattative complesse e difficili che hanno comportato modifiche rilevanti all’opera, quali l’interramento nel parco di Trenno e l’interramento nel parco Pertini, tutto sembra essersi fermato attorno a due aspetti certamente risolvibili:

  • il tratto nel parco Pertini, qui il contenzioso potrebbe essere agevolmente risolto con lo spostamento a margine dell’area e lungo la strada del canale;
  • il tratto nel parco di Trenno: qui si discute se la tratta a cielo libero, l’ansa, sarà lunga 100 metri o 200; ma non è questo il problema perché questa stessa ansa potrebbe costituire (progettando una sorta di laghetto) un’ attrezzatura di uso pubblico, connessa all’acqua, nel Parco.

Il comunicato della società Expo e le dichiarazioni a seguito ci dicono che la Via d’Acqua non passerà più nei parchi, sarà una condotta in sottosuolo che correrà lungo il canale Deviatore Olona. Ciò significherà tuttavia che la nuova Via d’Acqua passerà nei parchi poiché il canale Deviatore Olona attraversa trasversalmente il Boscoincittà, il Parco delle Cave, il parco di via Valsesia: affiancarsi al Deviatore comporterà dunque cantieri nei Parchi con tutti i problemi che abbiamo avuto fino ad oggi. Ci sbagliamo?

Per il tratto relativo al Parco delle Cave esiste, concretamente, la possibilità di un inserimento del canale in modo da contenere i danni e, per quel che è possibile, valorizzarne gli aspetti positivi. Ciò può avvenire sia che si scelga di collocarlo nel margine est, utilizzando in parte i canali esistenti, sia inserendolo correttamente nel margine ovest (verso Baggio) con una progettazione attenta che metta il Parco al centro dell’intervento. Optando per questa soluzione, ricordiamo l’impegno dell’Assessore al verde Chiara Bisconti e dell’Amministrazione Comunale a riavviare la sistemazione delle aree di parco che confinano con gli abitati di Quinto Romano e Baggio oggi abbandonate, senza forma, con occupazioni abusive. Ciò può avvenire utilizzando le risorse derivanti dagli sconti d’asta, per realizzare opere accessorie utili al Parco. C’è anche la disponibilità di Expo ad utilizzare in tal senso le risorse economizzate.

Che diranno gli abitanti di Baggio e di Quinto Romano che, con l’interramento generale del canale, vedrebbero sfumare, ancora una volta la possibilità di riavviare i lavori di sistemazione che attendono da anni in una situazione di stallo che dura ormai da 8 anni?

Ci piacerebbe immaginare come ancora possibile una moratoria sufficientemente lunga per avviare una revisione radicale dell’opera: ricalcolare le portate secondo le quantità d’acqua effettivamente necessarie; riprendere le ipotesi 2010 contenute nella VAS e far della Via d’Acqua l’occasione per valorizzare il reticolo irriguo esistente, distribuire acque nei diversi fontanili oggi asciutti, provvedendo al restauro di ponti, canali, derivazioni, rivitalizzando l’intero sistema; alla luce delle nuove portate idriche, riutilizzare le tombinature esistenti nel sottosuolo cittadino; sistemare gli scarichi di acque bianche attualmente versate nelle fognature. Ci piacerebbe, se fosse possibile.

Questa strada non sembrerebbe percorribile, ma è invece certamente possibile lavorare per l’inserimento paesaggistico del canale nel Parco delle Cave.

Per questo riteniamo indispensabile rimettere al centro la città:

  • contiamo sul ruolo del Delegato del Sindaco, che ha seguito fin qui la vicenda con grande energia, affinché componga le diverse necessità risolvendo quei nodi che restano irrisolti, al Pertini, al Trenno, in via Valsesia;
  • perché ciò avvenga, pensiamo necessaria la riconferma della moratoria per il Parco delle Cave;
  • il tempo sarà utile per sviluppare gli esecutivi delle opere che si possono realizzare nel margine ovest del parco in questa fase, canale incluso.

Contiamo inoltre venga confermato ed esteso il metodo di ascolto e interlocuzione sia con i cittadini e comitati che hanno seguito con passione la vicenda, sia con il resto della popolazione che va costantemente tenuta aggiornata e coinvolta sul progresso dei progetti e della realizzazione dell’opera.

Non cerchiamo l’araba fenice, che non c’è. Facciamo tutti quanto oggi concretamente è possibile.

Italia Nostra Milano Nord conferma la disponibilità già offerta a collaborare fattivamente; il nostro Centro per la Forestazione Urbana – CFU può, da subito, avviare una collaborazione

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