APPELLO ALL UNESCO – BOSCO IN CITTA E PARCO DELLE CAVE “TESORI DEL MONDO” CAMBIANO MORFOLOGIA di Edy Rulli

Signori,
 
In rappresentanza dei vari comitati cittadini nati spontaneamente nelle zone comprese tra il Gallaratese e Baggio interessate dal progetto VIA D ACQUA che prevede la costruzione di un canale in cemento attraverso i Parchi Pertini, Trenno, delle Cave e Bosco in Città, formulo la presente istanza che rimetto al Vs. esame con la speranza che possiate intercedere presso gli organismi competenti e attuare delle misure a favore della ns. causa.
 
La VIA D ACQUA è oggi un modesto canale di scarico dal laghetto che circonda il sito Expo e  ne porta l’acqua alla Darsena di Porta Ticinese, probabilmente soppresso dopo l evento. Prevede un canale con un ingombro che va dagli 8 ai 15 mt.,lunghezza ca. 22 km.  che altera profondamente la morfologia del paesaggio attraversando i Parchi Pertini, Trenno, delle Cave e Bosco in Città. Il percorso risulta essere un tracciato a zig zag senza alcun riferimento al disegno dei Parchi, ai tracciati storici dei fontanili tagliandoli trasversalmente.
Un opera che, nel caso del Parco delle Cave, nn tiene in alcuna considerazione il valore storico, paesagistico, faunistico e culturale dell intera area. Ignora la presenza di tracciati romani, di chiuse mediovali, di fontanili che si intrecciano con sapienza per ricaricarsi e persorsi irrigui, canali, fossati e sifoni esistenti che hanno caratterizzato l agricoltura locale negli ultimi 200 anni.
Ancor più grave è che nn sia stata considerata l ipotesi proposta di Italia Nostra di tracciato alternativo a minor impatto sui parchi interessati, grazie all utilizzo di percorsi preesistenti e in armonia con territorio, esistendo proposte alternative che potrebbero riqualificare e dare valore aggiunto alle bellezze naturalistiche presenti in queste aree.
 
Le foto allegate di enormi alberi abbattuti in via Novara-Caldera e Parco delle Cave inducono questo Comitato
a insistere nella lotta per ottenere una soluzione flessibile di percorso che salvi il maggior numero di alberi. La ventilata promessa di ripiantumazione di alberelli in cambio al sacrificio di centinaia di alberi di 30-40 anni, nn ci interessa. Del resto, anche attuando il prospettato interramento del canale, alias  un tubo di 2×2 mt.,si andrebbe a consumare una striscia di terreno di 6-8 metri con altrettetanti alberi dal momento che il progettista si è limitato a tracciare delle linee geometriche su un disegno senza mai degnarsi di fare un sopralluogo e constatare de visus cosa con la sua matita andava a distruggere. Che nn avesse nessuna cognizione storica del territorio ci è parso chiaro sin dall inizio.
 
Siamo a conoscenza che nell autunno 2003 è stato conferito il titolo di “Tesori del mondo/Unesco” a Boscoincittà e al Parco delle Cave, nella globalità del progetto “Parco dei Sentieri Interrotti”. Il titolo di “Tesori del Mondo” viene attribuito dalla Rete Internazionale dei Club Unesco ai siti di particolare interesse naturale, culturale e sociale, che siano frutto di un percorso condiviso e partecipato dalla collettività. E’ un riconoscimento che va agli 800 ettari di parchi e aree agricole a Ovest di Milano, ma soprattutto alla rete delle associazioni, gruppi, singoli cittadini, che da sempre sostengono e diffondono questo grande sistema di verde. Anche il Boscoincittà, 80 ettari di verde (per un totale di oltre 2 milioni di metri quadrati con l’ adiacente Parco delle Cave) e primo esempio di forestazione urbana d’Italia è stato insignito del titolo.
Chiediamo se e in quale misura queste aree rientrino nella Vs. giuristizione di tutela a mantenimento dello loro integrità seriamente compromessa.
 
A seguito della ns. protesta largamente diffusa dai media, coronata dalla raccolta di oltre 10.000 firme di cittadini contrari all opera e di cui sicuramente siete a conoscenza, sia la Soprintendenza che il Consiglio Sup.LLPP hanno espresso pareri contrari  finalizzati a preservare integralmente il patrimonio erboreo e boschivo interessato che però sono state a tutt oggi disattese.
 
La Soprintendenza Beni Architettonici e Paesagistici di Milano in data 15-1-013 (ved.allegato)  di cui riportiamo qui di seguito uno stralcio e il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con prot.89/2012 del 18-12-012 di cui alleghiamo il testo integrale,  hanno espesso delle riserve. In merito a quest ultimo riportiamo qui di seguito il commento del ns. attivista Alessandro Sacco datato 29 genn.c.a.
 
“Le osservazioni espresse dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, in un documento molto articolato che porta la data del dicembre 2012, pongono l’accento sugli elementi meno felicemente risolti del progetto: sia per quanto attiene ai suoi aspetti più tecnici, sia con riguardo alla tutela di un paesaggio che deve essere valorizzato e protetto. Analoghe annotazioni si ritrovano nel documento della Soprintendenza che, pur avendo espresso parere positivo, ha ritenuto opportuno indicare come eventualmente procedere a una parziale revisione del piano. Anche Italia Nostra ha redatto, nella primavera del 2012, un progetto alternativo a quello di EXPO, finalizzato a una maggiore difesa dei territori attraversati dalla Via d’Acqua. Il progetto è stato presentato al Comune di Milano e, in seguito, integrato dal documento di asseverazione redatto da due ingegneri idraulici del Politecnico di Milano, che ne attestavano la fattibilità,”
 
Sempre nel testo del CSLLPP in questione, a pag. 6, evidenziamo quanto segue: “Nn è agli atti un documento contenente l elenco delle autorizzazioni necessarie per l intervento ed il relativo loro stato di attuazione. Nn è presente agli atti lo studio di impatto ambientale, ovvero lo studio di fattibilità ambientale richiesto dall art.24 sec.comma lett. e del DPR 207/2010. La documentazione nn prende in esame l assoggettabilità del prog. a VIA…”
 
Per quanto riguarda la Soprintendenza Beni Culturali che si espressa in data 15 genn.013 allegato, riportiamo il seg. stralcio:
 
TERRITORIO DA TUTELARE – Il nuovo canale denominato «Vie d’Acqua», si legge nel documento, attraversa un territorio «di rilevante sensibilità paesaggistica» e la «rete irrigua che lo innerva è riconosciuta come “valore paesaggistico regionale” da tutelare» per il «valore ecologico, storico-testimoniale e di strutturazione del disegno del paesaggio rurale».
NUOVA COLLOCAZIONE –   Il sovrintendente suggerisce di «collocare la Via d’Acqua lungo il margine esterno del parco di Trenno», adottando soluzioni «meno invasive»,  di «riposizionarla in corrispondenza dei canali esistenti» nel tratto interno al Bosco in Città, chiede di «ubicarla lungo il lato est del Parco delle cave sfruttando l’ampio sistema di corsi d’acqua esistenti e utilizzabili…».
 
“…Tutto ciò premesso si evidenziano delle aree di alta criticità e di riconosciuta identità paesagistica, sulle quali si chiede di voler valutare l opportunità di procedere a delle modifiche al fine di una più e degli ambiti di efficace salvaguardia degli ambiti di maggior pregio: Parco di Trenno, Bosco in Citta, Parco delle Cave (ved. allegato).
In via generale e in alternativa si chiede di voler valutare l opportunità di ridurre le sezioni dell alveo del nuovo corso d acqua o di procedere in sottosuolo valutando sia le interferenze con le realizzazioni o con i progetti di sviluppo del parco esistenti, al fine di nn interferire con ambiti strutturati secondo un consolidato disegno morfologico e idrico, rispettoso del reticolo storico esistente. Si vorrà altresì valutare l opportunità di seguire per ulteriori tratti, ad es. il tracciato del canale scolmatore Olona analogamente ad altri ambiti già previsti dal progetto in esame.”
 
Il 26 febbraio scorso una delegazione dell’Associazione Italia Nostra e del Centro di Forestazione Urbana- Boscoincittà, ha accompagnato in un sopralluogo nelle aree del Parco delle Cave e del Boscoincittà, i responsabili del progetto Via d’Acqua ing. Antonio Acerbo e l’arch. Anna Rossi di Expo 2015.
La Via d’Acqua, opera expo che collega il sito dell’esposizione alla Darsena, presentata in un primo tempo ai milanesi come un grande naviglio leonardesco navigabile, è oggi nel progetto finale, un canale secondario del Villoresi che attraversa parchi pubblici e aree cittadine.
Nella zona ovest della città il canale taglia una serie di parchi: il Parco Pertini nel quartiere Gallaratese, il parco di Trenno, il Boscoincittà ed il Parco delle Cave, che insieme costituiscono la cintura verde ovest Milano compresa nel Comparto 1 del Parco Agricolo Sud Milano
L’opera – uno dei più conclamati simboli di Expo – è di ingenti dimensioni e, tra canale e zone di rispetto, copre larghezze variabili da 8 a 14 metri e profondità che raggiungono anche i 3 metri. Opera quindi sovradimensionata anche in rapporto alla sua funzione di trasferire limitate portate (nell’ordine di circa 2,7 mc./sec.) alle quali corrisponde un battente d’acqua, cioè un ‘altezza del corpo idrico, di circa cm.50.
Durante il sopralluogo con il bel sole di martedì scorso sui prati che dopo la neve già mostravano i primi fiori azzurri, i responsabili tecnici del Centro Forestazione Urbana di Boscoincittà hanno ben reso evidente agli interlocutori di Expo come il tracciato della Via d’Acqua spesso contraddica la forma e l’aspetto paesaggistico e la stessa attuale fruizione da parte dei cittadini, dei territori di cintura: spesso non riprende i tracciati storici dei fontanili, si affianca a canali esistenti di ben più modeste dimensioni, annullando il senso di un ricco sistema irriguo che da secoli struttura la forma del paesaggio periurbano milanese.
Nel Parco faunistico  delle Cave la trincea che la Via d’Acqua andrà a costituire si interpone tra l’abitato di Baggio e i prati e gli specchi d’acqua del parco, determinando un vero e proprio “taglio” della larghezza sopra indicata che, tra l’altro, va ad occupare quasi tutto lo spazio oggi esistente tra l’abitato e i laghetti. Una ferita che non sarà rimediabile, altera gravemente quanto già realizzato con tanta fatica  e nn di secondaria importanza, e che andrà a distruggere la preziosissima microfauna creatasi nel corso degli anni.
Sulla base delle problematiche sopra riassunte, legittimate da una approfondita conoscenza del territorio da parte del CFU- Italia Nostra, nell’incontro con l’ing. Acerbo e con l’arch. Rossi sono state formulate delle proposte che consentirebbero di limitare i danni più gravi e di adottare, almeno per l’area considerata, soluzioni più semplici ed economiche per la realizzazione dell’opera programmata.
Resta da verificare la possibilità effettiva di procedere a una radicale modifica del progetto sia per migliorare la qualità complessiva dell’intervento sia per limitare lo spreco di ingenti risorse pubbliche, come già evidenziato da Italia Nostra nelle sue numerosi azioni e proposte sviluppate sul tema dell’Expo.
Luisa Toeschi Italia Nostra Sezione Milano Nord
 
In data 20 dic. 2013 il M5S presenta alla Camera la seg. interrogazione di cui riportiamo il testo integralmeente poichè riassume in modo sintetico ed efficace la vicenda ponendo l accento sulle bonifiche mai effettuate, il  mancato rispetto nn solo del territorio, ma delle leggi in vigore:
 
“premesso che:    a Milano, nel quartiere Gallaratese, nella parte di parco Trenno che si affaccia su via Lampugnano, insiste il cantiere della Via d’Acqua, una delle opere previste per Expo 2015. Il parco di Trenno, insieme a quello delle Cave e al Pertini, ospiteranno questa opera idraulica che serve a far scorrere l’acqua nel laghetto del sito di Expo, collegando il canale Villoresi al Naviglio Grande di Milano;    il costo di realizzazione dell’opera è di 89 milioni di euro, i lavori sono stati appaltati a un’azienda già sotto inchiesta per lavori in altre zone d’Italia (la Maltauro spa), mentre il progetto definitivo, a quanto consta agli interroganti, non è mai stato votato dal consiglio comunale di Milano;    l’opera è stata infatti inserita tra quelle prioritarie e gestite direttamente dalla società Expo spa con il commissario unico Giuseppe Sala;    il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, nell’ambito dei lavori per Expo 2015 il 12 novembre 2013, ha firmato il declassamento dei limiti degli inquinanti tollerati nei terreni, il parametro di riferimento delle CSC (le concentrazioni di soglia di contaminazione oltre le quali scatta la bonifica) passa da residenziale/aree verdi a industriale;    tale procedura abbreviata si è resa possibile grazie alla semplificazione delle procedure di gestione degli scavi relativi ai lavori di competenza di Expo spa e la Via d’Acqua è appunto una di quelle opere commissariate dalla società per azioni che gestisce l’Esposizione Universale del 2015;      a dare i poteri speciali al commissario unico è stato il decreto-legge n. 43 del giugno 2013, dove è scritto che il commissario può provvedere in deroga alla legislazione vigente a mezzo di ordinanza;    il commissario Sala ha quindi deciso che per tutto il sedime della Via d’Acqua si potranno applicare i parametri di riferimento degli inquinanti della tabella B del decreto legislativo n. 152 del 2006 invece che quelli della tabella A, come avviene per aree urbane, verdi, residenziali;    si tratta di un declassamento che deroga alle norme urbanistiche comunali. Il tracciato della Via d’Acqua viene pertanto equiparato ad un’area industriale e come tale va classificato: «il canale è in cemento armato impermeabile» è scritto nel documento firmato da Sala;    le aree contaminate che preoccupano i cittadini sono quella di via Quarenghi, zona Bonola. Una ex cava sopra cui sono iniziati i lavori della base-cantiere degli operai che lavorano alla Via d’Acqua, le cava di via Cancano al parco cave, in area Cascina Merlata (via Triboniano) e in via Calchi-Taeggi. Il cantiere è stato aperto prima ancora che la valutazione di rischio ambientale fosse trasmessa al consiglio di zona 8 del comune di Milano;    l’inquinamento dell’area di via Quarenghi è cosa nota dagli anni ’70, dai tempi della vecchia proprietà, Salvatore Ligresti;       negli anni duemila si è aperto un contenzioso tra comune di Milano e nuova proprietà, la società Grassetto, proprio sulla bonifica;    un progetto di box interrati è stato respinto anni fa dal comune proprio per il mancato accordo sulla bonifica e il rischio ambientale che ne sarebbe derivato;    lo sforamento dei limiti di legge è confermato dagli ultimi rilievi disponibili fatti dall’amministrazione milanese nel 2008: Pcb, idrocarburi, metalli pesanti oltre la soglia di legge –: se il Governo sia a conoscenza della dannosità dell’opera, potenziale e già effettiva;    se non ritenga opportuno ed urgente ripristinare il parametro di riferimento delle concentrazioni di soglia di contaminazione dei territori interessati, restituendo la precedente qualifica di aree verdi/residenziali;    quali iniziative di competenza intenda adottare per far sì che i poteri speciali del commissario unico, concessi per agevolare la realizzazione di un evento importante come l’Expo 2015, non divengano lo strumento ed il pretesto per avallare gli ennesimi abusi su un territorio già ridotto ai minimi termini e diminuire ulteriormente la qualità della vita dei propri cittadini;    se non ritenga opportuno assumere iniziative per il blocco del cantiere al fine di disporre le bonifiche necessarie e l’adozione di un progetto alternativo, già predisposto da associazioni ambientaliste come Italia Nostra, che tuteli i parchi, il territorio e la salute dei cittadini, evitando sprechi inutili per le casse dello Stato.
 
Rimettiamo quanto sopra esposto al Vs. attento esame e attendiamo fiduciosi di leggerVi in merito, ringraziando,
 
EDY RULLI
Comitati Cittadini contro la VIA D ACQUA-EXPO
 
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