CRESCITA, DECRESCITA DELL ITALIA di Edy Rulli

ImmagineE’ stato presentato il libro di Luigi Guatri redatto con la collaborazione di illustri manager, un grande clinico, un tributarista, un economista, un banchiere, un religioso, un architetto e accademici sull Italia dal dopoguerra ad oggi.

 Dalla lunga esposizione di fatti, commenti, osservazioni + 0 – acute, deduzioni, presupposti, rammarichi e rimpianti per quello che poteva essere fatto e nn è stato fatto, estrapoliamo solo un sintetico commento sulla crescita e decrescita italiana; possibili conclusioni, sempre che ce ne siano, solo dopo la lettura del libro.

Nel ’75 un Sindacalista noto per la sua pipa, firma l accordo sulla Scala Mobile che in termini economici  hanno significato un aumento del 33% del costo del lavoro.

Negli anni ’60 l Italia cresceva con lo stesso ritmo della Cina di oggi, ma la sua corsa rallenta per poi fermarsi dopo “l invasione gialla” nel mercato europeo, a seguito degli accordi firmati dai vari Clinton, Blair, Dalema e il collega tedesco, e altri compagnucci della Parrocchia. I nodi di un Italia divisa da un bipolarismo sgangherato cominciavano a venire al pettine e la decrescita ormai avviata. Riusciranno i nostri eroi…

Nota confortante ci giunge dall intervento del Prof. Veronesi che invita i presenti a nn disperare perché in Italia abbiamo una Sanità d eccellenza e con la Riforma Sanitaria del ’78 tutti “proprio tutti” (ndr) hanno accesso alla cure ospedaliere. Siamo i primi al mondo per longevità (media 80 anni). Disponiamo della migliore Ginecologia con un tasso di natalità insuperato nel mondo. Abbiamo 1 assassinio su 100.000 abitanti, una percentuale bassa di suicidi benché questo sia un fenomeno legato al benessere economico, e il più alto numero di associazioni Onlus di volontariato.

Per quanto tempo ancora riusciremo a mantenere questa eccellenza di Sanità nn è dato sapere.

“Un paese, l’Italia, che è quello che soffre di più tra i grandi paesi europei nonostante alcuni indicatori economici dimostrino che anche altri, come la Francia e la stessa Germania che detta le regole nell’Unione, per non parlare di Giappone e Stati Uniti, se la passano male e nonostante ciò continuano a essere considerati ricchi. Gli autori, nei loro saggi, raccontano come si è potuti arrivare a questo punto a partire dagli anni della ricostruzione e da quelli del boom, gli anni ‘60 nei quali il “marchio Italia”, con i suoi prodotti di grande qualità, era stimato e ambito in ogni parte del mondo, prima che un susseguirsi di politiche irresponsabili basate sulla spesa e l’indebitamento, e non sul rigore come la Germania che ha saputo risparmiare nei momenti difficili, determinasse lo stallo e poi il declino. “Le imprese italiane erano semiparalizzate. Persero in pochi anni le quote conquistate nel decennio precedente”, scrive ancora De Carlo, “e questo nonostante le svalutazioni monetarie”. Riusciremo a risollevarci?”

 
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