BIODIVERSITA’, QUESTA SCONOSCIUTA di Edy Rulli

Con la conferenza “Il paradosso del sistema alimentare mondiale” si è concluso il ciclo Convivio tenutosi al Teatro Grassi di via Rovello.
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Terra Madre, ha presentato il tema sul rapporto cibo e cultura riconduicibile all EXPO 2015 e in quello spazio tematico 170 paesi di tutto il mondo riproporranno il tema cultura alimentare con modalità e contesti diversi. L EXPO ospiterà anche il parco della Biodiversità e vedrà nascere le tanto attese etichette sui prodotti indicanti la quantità d acqua usata e quella di CO2 prodotta per la fabbricazione del prodotto stesso. Per la normativa sul peso ambientale degli sprechi (si producono ora alimenti x 12 miliardi di persone e se ne consumano la metà!), dovremo aspettare ancora.
Carlo Petrini che tutti si aspettavano come persona seriosa, nn ha tediato il pubblico con argomenti legati al catastrofismo ambientale, tipo crisi idrica, cambiamenti climatici e conseguente scioglimento dei ghiacciai e altri apocalittici cataclismi incombenti sull umanità, ma ha intrattenuto il pubblico piacevolmente anche con battute e si è presentato come “Gastronomo” di una situazione però al collasso e al centro di una crisi entropica che implica lo sfruttamento senza limiti del pianeta senza rendesi conto che le risorse consumate x produrre sono di gran lunga superiori a quelle prodotte.
Citando il gastronomo francese Savarin Brian che già nel 1825 dava una spiegazione logica al termine gastronomia. E’ la somma di chimica+fisica e la biologia è agricoltura+zootecnia, quindi la storia dell economia umana è economia politica, ed il vero potere è governare il ventre delle persone. La cultura alimentare esiste e sacralità al cibo l ha data per prima l allattamento materno, ora però assistiamo ad uno sviluppo del sistema mondiale ingiusto e iniquo che riduce la biodiversitò (se ne è persa il 75% animale e vegetale in osservanza alle leggi del mercato sovrano) favorendo le monoculture (culture intensive) che causa perdità di fertilità del suolo modificando l Humus. E’ iniquo perchè gran parte dei prodottuttori di materie prime e contadini dei paesi poveri, ved. il cacao, nn ha mai assaggiato una tavoletta di cioccolato, eppure sarebbe un alimento energetico per il loro duro lavoro e nn se lo può permettere perchè con l equivalente sfamerebbe l intera famiglia. Già nel 1974 Pasolini si dichiarava contrario a questo tipo di sviluppo e come artista aveva fiutato il “male endemico” del sistema che andava sviluppandosi.
Il cibo nn è una commodity, noi siamo quello che mangiamo e ciò ci lega al territorio con le sue pecularietà. L agricoltura nasce 10.000 anni fa sviluppando una cultura che ora si tenta di distruggere in nome dei mercati e dell estetica del prodotto. Simpatica citazione di Petrini: sono spariti i saporiti peperoni quadrati di Asti sostituiti da quelli olandesi che durano di + e al loro posto si coltivano tulipani. La Feta, millenario formaggio greco, viene prodotto in Danimarca che ha un industria agroalimentare avanzata e riduce i costi, ma ora i greci in crisi nn se lo possono comprare essendo un prodotto d importazione. La patata fu introdotta in Europa nel ‘500, ma solo nel ‘700 si diffuse come alimento. Oggi se ne conoscono una infinità di speci, ma nell Irlanda di quel tempo, l epidemia di un parassita distrusse interi raccolti in monocultura causando una tragedia umanitaria con 1 mil. di morti e l esodo di 2 mil. di persone verso gli USA. Frutta e verdura devono avere un bell aspetto per attirare sui banchi del Supermercato ed essere idonei per tempi lunghi di trasporto verso paesi lontani. Il gusto viene dopo.Il cibo quindi è una commodity e nn ci chiediamo cosa sta dietro per produrlo. Difficile pensare che le mucche emiliane sono munte da eserciti di indiani, che colonie di macedoni curano le viti di Barolo delle Langhe, che la fontina piemontese è fatta da polacchi. Il fenomeno della raccolta di pomodori in Puglia fatta da extracomunitari schiavizzati è largamente diffuso dai media, ora sta a noi decidere se mangiare “quei” pomodori, acquistare prodotti di fabbriche malsane e insicure dipende dalla scelta coscienziosa di ciascun individuo perchè l andazzo in atto nn ammette ripensamenti. Ma finchè si tratta di ridurre i costi alla produzione si può anche discutere, ma quando si distrugge l identità di un prodotto decretando la sua estinzione qui dovremmo riflettere. Il Provolone del Monaco veniva fatto nella penisola sorrentina con latte di mucca gerolese (12 lt. al g.) che pascolava libera sui monti lattari, ora viene prodotta con latte di mucche olandesi frisone (nome da regione Frisia), 40 lt. al giorno in batterie di allevamento, e così via.
Ma i giovani nn vogliono sentir parlare di tornare alla terra neppure per colmare il gap di 50 anni fa quando il 50% della forza lavoro era impegnata nell agricoltura mentre oggi solo il 3%, molto poco se paragonato a Israele che con il 20% coprono quasi l intero fabbisogno interno. Neppure l emblematica vista di navi cargo che riforniscono la Sicilia di grano proveniente dal Canada a Km 0 + una fila di altri zeri in barba ai limiti di emissione di CO2. Ora che l 80% della produzione di sementi è in mano a 5 Multinazionali, quando anche il restante 20% sarà privatizzato e i contadini ridotti al rango di “cottimisti” allora sarà troppo tardi e gli ambiziosi progetti della produzione a Km 0 spazzata via anche dalla carta.
Cosa tiene i giovani così lontani dalla terra? Forse sono troppo “choosy” come qlc diceva. Eppure la massificazione dello standard di vita prodotto dalla diffusione di servizi tecnologici e mediatici hanno ridotto il divario tra classi e categorie sociali. Svolgere un attività nell industria agroalimentare con il supporto di incentivi statali e mezzi mediatici di diffusione in una cascina toscana piuttosto che una masseria pugliese, in un paese o nei pressi di una città, cosa cambia in termini di vita reale? Le statistiche dicono che solo una piccola percentuale di abitanti usufruisce dei molti servizi che una grande città offre, oltre a quelli sociali e al lavoro. Usciamo di casa per andare a lavorare o chiuderci in un Supermercato (una volta si andava anche in chiesa!). E se invece restassimo nel nostro podere e andassimo a fare la spesa nel nostro orto, tanto di guadagnato in salute, o no?
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