FARE GRANDE MILANO – Premio Le Grandi Guglie della Grande Milano – il C.S.G.M. si presenta – di Edy Rulli

Il network Centro Studi Grande Milano ricerca e premia annualmente tramite la sua Presidentessa Daniela Mainini, le eccellenze che hanno fatto grande Milano, da professionisti a imprenditori, artisti, con le sue iconiche 18 Grandi Guglie pari a valori/principi, ciascuno dei quali rappresenta un ideale da perseguire nella realtà metropolitana. L anno in corso è stato particolarmente proficuo e ricco i soddisfazioni con la messa in cantiere di oltre 40 eventi tra cui concerti, presentazione di libri su grandi donne quali Clara Maffei, iniziative relative alla riapertura dei Navigli, ecc. Che Milano fosse grande lo si sapeva, ma che il Centro Studi Grande Milano vuole renderla ancora più grande nn è forse altrettanto risaputo. Ma cosa c è ancora da studiare se i valori di accoglienza, sussidiarietà e solidarietà meneghini erano già noti fin dai tempi dei Barbari! Unni, Goti, Ostrogoti venivano da invasori perché attratti dalle grandi ricchezze materiali, ma anche da quella spirituale dell accoglienza che solo Milano era in grado di offrire allora come oggi a chiunque desiderasse mettere piede sul suolo lombardo nn da conquistatore, ma per condividerne i valori di civiltà e cristianità. Presenti alla cerimonia di premiazione anche tre ex Sindaci di Milano, Tognoli, Borghini, Albertini che hanno fatto e continuano a fare grande Milano. La bellissima Chiesa Sant Angelo (1552) dei Frati Minori dell ordine di S. Francesco ho ospitato l evento. Padre Roberto ci ricorda che ovunque i frati francescani giungessero furono fondate Chiese in onore ai nostri Santi: in California S.Barbara, San Diego, S. Francisco, Los Angeles. Ora però questa bella chiesa barocca necessita manutenzione straordinaria dell impianto luce che è mal funzionante e in parte guasto provocando un notevole dispendio di energia. Viene quindi lanciata una richiesta di aiuto finanziario. Chi volesse aderire trova qui i seguito i dati necessari:

La Fondazione Cariplo riceve il premio dalla mani del suo Presidente Giuseppe Guzzetti che nel suo breve ma efficace intervento ricorda ai presenti l attività della Fondazione uscita illesa dal tentativo da parte dei partiti di essere politicizzata quindi apartitica ed opera in piena autonomia gestionale e statutaria, riconosciuta come Ente privato senza scopo di lucro, altresì forte di due sentenze della Corte Costituzionale, cosa di cui andare fieri unitamente all impegno in tutti quei settori che necessitano sostegno da parte delle Istituzioni, nel segno dei 18 valori sinonimo del premio che le 18 guglie rappresentano. La Fondazione opera in vari settori nell ambito dell ecologia, ambiente, ricerca scientifica, scuola, arte, cultura e tra le più importanti nell edilizia sociale (nn popolare), per quelle categorie meno fortunate che nn possono accedere al libero mercato degli alloggi. Attualmente attiva nella realizzazione del piano triennale contro la fame infantile alla luce della terribile realtà che solo in Lombardia Milano vivono (o meglio, sopravvivono!) 200.000 bambini con un alimentazione inadeguata e carente, (20.000 solo a Milano). Un piano triennale di 25 mln € da ripartire tra 5 comuni sarà realizzato con l aiuto di operatori del 3. settore di ben 567 organizzazioni di volontariato. Investimenti sono stati fatti per i 260.000 giovani in Lombardia che nn studiano, nn lavorano e nn lo cercano nonostante vi siano posti vacanti, per l inadeguatezza delle scuole professionali. I 76 Istituti Tecnici Professionali lombardi risalenti agli anni ’80 sono ormai obsoleti con attrezzature e macchinari nn adeguati ai tempi (per.es. torni a pedale ecc.), quindi declassificati e nn appetibili per i nostri giovani. Grazie alla consulenza del Politecnico, alcuni di questi Istituti sono stati riqualificati e modernizzati con finanziamenti mirati alla formazione.

Un secondo premio viene conferito alla senatrice a vita Liliana Segre testimonial della Shoah, la più grande, vergognosa e aberrante catastrofe umanitaria ascritta all essere umano dalla sua comparsa sul pianeta. Dall alto dei suoi 88 anni, la senatrice continua a battersi contro ogni forma di violenza sia fisica che verbale a danno di deboli e indifesi. Di questa lotta ha fatto il vessillo della sua esistenza, violenze quotidiane che periodicamente si ripresentano nelle forme più disparate e subdole e sempre con maggior frequenza da cui però, se la si conosce, ci si può difendere a differenza di un altro fenomeno ben più grave e contagioso che è l indifferenza, origine di tutti i mali, difficile da combattere perché invisibile, peraltro aggravato dalla negazione di quello che è stato l Olocausto, da parte di figure istituzionali per fortuna ancora secondarie e marginali. La Segre è fiera promotrice di un disegno di legge presentato in Senato contro il razzismo e l antisemitismo, fenomeni sociali che tentano di riproporci con fare  innocente e sfrontatezza come se nel recente passato nulla, ma proprio nulla sia mai accaduto.

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HOLODOMOR – Un genocidio dimenticato – Raccolto amaro (film) –

AMBASCIATORE D’UCRAINA IN ITALIA

RICORDARE. IMPARARE.PREVENIRE

Nel mese di Novembre di quest’anno commemoriamo in Ucraina ed in tanti
altri paesi del mondo l’ottantacinquesimo anniversario dell’Holodomor – il
genocidio degli ucraini del 1932-1933 -. Questa tragedia, una carestia artificiale provocata dal regime sovietico di Stalin è la pagina più triste della nostra storia e uno dei crimini su più vasta scala commessi in Europa.
Secondo alcune stime, l’Holodomor (la parola ucraina Holodomor significa
“infliggere la morte per fame”) uccise fino a 10 milioni di persone tra il 1932 e il 1933, di cui circa la metà bambini, e vi furono anche casi di cannibalismo.
Nel 1932 il governo di Mosca introdusse leggi severissime, tra cui la
famigerata legge detta «delle cinque spighe» (che comminava la fucilazione o la detenzione anche superiore ai dieci anni per l’appropriazione da parte dei contadini di grano per uso personale) e il divieto di conservare nei villaggi alcun bene o cibarie. Le “squadre speciali” effettuavano incursioni nelle fattorie per portar via il grano raccolto, senza preoccuparsi che ai contadini rimanesse cibo sufficiente per nutrirsi e senza accertarsi che conservassero sementi per la semina successiva.
Tutto ciò, combinato col divieto di commercio e la quarantena armata imposta dalle truppe dell’NKVD ai confini dell’Ucraina, trasformò il paese in un gigantesco campo di sterminio.
In pochi mesi l’Ucraina, forzatamente trasformata in granaio dell’Unione
Sovietica, viene spogliata del suo raccolto. Nel ricordo dei sopravvissuti torna spesso quello dei carri a cavallo, triste presagio che annunciava l’arrivo delle brigate staliniane preposte alla confisca del grano. La campagna ucraina, una regione storicamente molto fertile, si trasformò in uno scenario nel quale imperversava una terribile carestia. La penuria alimentare colpì soprattutto la popolazione che viveva nelle campagne. Pertanto, la carestia del 1932-1933 in Ucraina non fu causata da un collasso infrastrutturale, né fu un effetto a lunga distanza della prima guerra mondiale, ma fu un deliberato atto politico e una decisione amministrativa.
Neppure le autorità centrali si interessarono di sapere il numero esatto delle vittime; anzi, a un certo punto giunse dal centro la direttiva: “è categoricamente proibito a qualunque organizzazione tenere la registrazione dei casi di gonfiore e di morte per fame”. Infatti i soviet di villaggio avevano avuto l’ordine di non indicare la causa della morte nelle registrazioni dei decessi.

Il governo sovietico negò gli iniziali rapporti sull’evento e impedì ai
giornalisti stranieri di viaggiare nella regione.
Per l’Italia il tema dell’Holodomor non è un tema astratto, l’Ucraina aveva
fama in Italia per essere il “granaio d’Europa”. Alcuni riferimenti al pane ucraino da parte di illustri personaggi italiani destano particolare interesse. Mi viene in mente l’eroico volo di Gabriele D’Annunzio su Vienna il 9 agosto 1918 quando i lpoeta e scrittore italiano lanciava volantini in cui invitava i viennesi a non seguire i generali prussiani perché “la loro vittoria è come il pane dell’Ucraina: si muore aspettandolo”. Suppongo che in quel periodo storico il pane dall’Ucraina arrivasse in Europa con scarsità perché, dopo la proclamazione di indipendenza della Repubblica Popolare Ucraina il 22 gennaio 1918, l’esercito bolscevico russo iniziò una vasta offensiva che fece finire nel sangue la breve sovranità ucraina dell’epoca.
Furono i diplomatici italiani degli anni ‘30 ad avere il coraggio di svelare al
mondo questi grandi crimini, come fece il Console italiano a Kharkov, Sergio Gradenigo. Egli, tra i primi, raccontò all’Occidente ciò che il comunismo stava causando in Ucraina: l’atroce morte per fame di milioni di contadini ucraini.
Questa testimonianza è riportata nel volume “Lettere da Kharkov. La carestia in Ucraina nei rapporti diplomatici italiani 1923-33”, pubblicato dal professor A.Graziosi.
In particolare, mi ha impressionato una lettera del Console Gradenigo datata il 31 maggio 1933 con l’oggetto: “La fame e la questione ucraina”. In questa sua missiva il diplomatico italiano afferma: “la fame continua a menar strage cosi imponente fra la popolazione, che resta del tutto inspiegabile come il Mondor imanga indifferente di fronte a simile catastrofe”, e poi prosegue “non vi è dubbio infatti che questa fame derivi principalmente da una carestia organizzata e voluta per dare una lezione al contadino … Il Governo di Mosca infatti ha predisposto, con una spietata requisizione (della quale ho dato ripetutamente relazione), non
una carestia, che sarebbe dir troppo poco, ma la completa mancanza d’ogni mezzodi sussistenza nella campagna ucraina”. Tra le constatazioni che, secondo Graziosi, hanno dettato una tale politica egli menziona la resistenza passiva dei contadini ucraini e il totale e agghiacciante disinteresse da parte del Governo sovietico delle tragiche conseguenze nelle quali degenerava “la lezione”.
Colpisce in modo particolare una conclusione di Gradenigo che non lascia
dubbio alcuno sulle vere intenzioni del Cremlino di “liquidare il problema
ucraino entro pochi mesi, col sacrificio di 10 o 15 milioni di anime. Né questa cifra sembra esagerata. Sono del parere che essa sarà superata e che
probabilmente è già raggiunta”.
Chiaramente, il Governo Italiano del tempo, informato dai suoi diplomatici,
era al corrente della situazione in Ucraina. Gli studiosi riferiscono episodi
emblematici durante la Seconda guerra mondiale. Il Regio Esercito, nei volantini lanciati dagli aerei sull’Ucraina, faceva riferimento ai crimini del regime sovietico contro gli ucraini, in particolare dei “milioni di ucraini” fatti morire da Stalin durante la carestia del 1933, da qui la citazione: “Non bastano i milioni di cittadini fucilati, imprigionati, esiliati?”.

Negli ultimi tempi sempre di più i rappresentanti della scienza e dell’arte
fanno il richiamo al tema dell’Holodomor. I parlamenti di circa trenta Paesi hanno riconosciuto l’Holodomor come genocidio o crimine contro l’umanità. Negli ultimi dieci anni in diversi Paesi del mondo sono state scritte decine di opere scientifiche, romanzi nonché girati diversi film.
Anche in Italia vogliamo far conoscere meglio quanto avvenne in Ucraina
nel secondo quarto del Novecento, periodo in cui in Europa in uno scenario
fortemente conflittuale si imponevano gli altri tragici genocidi del “secolo breve”.
Mi onora particolarmente il fatto che gli artisti contemporanei italiani e
internazionali quali Alessio Ancillai, Evita Andújar, Simone Haug e Andrea
Pinchi, coordinati dalla curatrice Cristina Meregaglia, abbiano voluto sostenere questa nobile causa prodigandosi con la creazione di opere dedicate alle vittime dell’Holodomor, a tutti loro va il mio sentito ringraziamento.
Auspico che questa mostra d’arte contemporanea italiana sia un ulteriore
contributo allo studio in Italia del tema dell’Holodomor promuovendo l’interesse scientifico e artistico per questi tragici eventi della nostra storia europea.
L’invito per l’Italia è quello di unirsi ai tanti stati, ultimi in ordine di tempo
gli USA e il Portogallo, per riconoscere il genocidio ucraino!
L’Holodomor non può essere una pagina di storia dimenticata, occorre
toglierla dall’oblio per indicare all’alternarsi delle generazioni quella lezione di storia che serve a formare la coscienza dei popoli, al fine di riconoscere il male, difendere la pace, rafforzare la solidarietà internazionale e difendere la giustizia e la libertà.

Yevhen Perelygin – Ambasciatore d Ucraina in Italia

N D R: La proiezione del film Raccolto amaro di George Mendeluk il 22 novembre al Cinema Farnese di Roma rientra in una grande iniziativa che prevede anche la mostra O.O.M. Out of Memory di quattro opere sul tema dell Holodomor presentate alla Biblioteca Angelica, promotrice con il Cinema Farnese, dell evento.

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MILANO ROMANTICA – 26 ott.-17 marzo 2019 – di Edy Rulli

 

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Le splendide sale della Gallerie d Italia, polo museale, ospitano 400 opere dell Ottocento e Novecento delle collezioni Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo – in un unicum – e in quegli stessi spazi un tempo sede della Banca Commerciale Italiana; questo istituto, con le vicine sedi di Mediobanca e Cariplo, costituivano un polo finanziario in una Milano capitale culturale e nn solo, proiettata verso un Europa in fibrillazione portatrice anch essa di grandi cambiamenti. L ex banca, prima custode dei tesori monetari dei singoli individui, nel corso dei decenni si è trasformata in uno scrigno che custodisce un patrimonio artistico d arte figurativa interamente fruibile da parte della collettività mediante mostre e quant altro. Tutta l arte che nelle varie epoche ha contribuito massicciamente alla creazione dell identità di una nazione, continua la sua funzione ai giorni nostri grazie all intreccio delle molteplici iniziative culturali in cui poesia, arte e storia si fondono. Tra queste Romanticismo, dal 26 ottobre al 17 marzo 2019, mostra dedicata a questo movimento che nella prima metà dell ‘800 vide radicali trasformazioni nel mondo occidentale, e precursore del nascente Realismo.

200 opere di artisti sia italiani che stranieri tra cui quelle dei maggiori protagonisti del Romanticismo Italiano Francesco Hayez e Giuseppe Molteni, nonchè Corot, Turner, Caffi, Induno e molti altri, disposte in 21 sezioni di cui 16 alla Gallerie d Italia e 5 al Museo Poldi Pezzoli di Milano. L  esposizione rievoca il movimento artistico in letteratura, musica, arti figurative tra il 1815 (Congresso di Vienna)e 1848 (unità d Italia) come espressione di una società profondamente cambiata dopo la Rivoluzione francese e l era napoleonica. I temi delle opere esposte sono la natura, scene storiche, pittura urbana di vita quotidiana che animava la città, paesaggi, ritratti, nudo femminile, temi biblici, pittura storica. Una sezione dedicata alla rivoluzione romantica in scultura con opere manifesto simbolo delle aspirazioni risorgimentali.

 

 

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PICASSO. Metamorfosi – L arte di reinventare – di Edy Rulli

IMG_20181017_134111 PICASSO. Busto di donna (1931), cemento.

A Palazzo Reale di Milano dal 18 ottobre al 17 febbraio 2019 la mostra Metamorfosi dedicata a Picasso che con le sue 200 opere esposte ripropone in pochi mesi, un lasso di tempo decisamente breve, la metamorfosi di tutta una vita più che longeva, di un artista tra i più creativi e proliferi mai esistiti. Una vita vissuta all insegna del cambiamento nonché rinnovamento del proprio stile, sempre traendo origine dalla formazione di una cultura classica. Nn è una mostra antologica, né retrospettiva come le due precedenti a Milano, ma un indagine accurata del rapporto vitale di Picasso con il mito e l arte classica che conduce il visitatore lungo un percorso nel cuore del XX secolo post scientifico dominato dalla scienza e dalla tecnologia. Tutto in sintonia con il progetto triennale “Picasso-Méditerranée” promosso dal Museo Picasso di Parigi che ha come pilastro la ricerca delle nostre origini mediterranee nel rapporto con le antichità greco-romane. Il mondo di Grecia, Spagna, Italia, Cicladi e Cipro con i suoi miti e mitologia che Picasso ha fatto suoi reinventandoli e consegnandoli all arte occidentale contemporanea. Un feeling particolare lega l artista a Milano che risale al 1953, proprio nella Sala delle Cariatidi gravemente danneggiata dall ultima guerra, fu esposta la fortunata opera del maestro di Malaga “Guernica” (1937), un manifesto antibellico contro le atrocità di tutte le guerre,in particolare quella civile spagnola, espressione del cubismo sintetico, trionfo dell espressionismo per segno e colore. Altre mostre si sono susseguite nel 2001 e 2012 con grande successo di pubblico e per questa sono già 90.000 le prenotazioni.

 

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Picasso. Testa di donna di Profilo (Marie-Thérèse, 1931), bronzo

 

 

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DALLA GRAFITE AL GRAFENE – di Edy Rulli

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La grafite, diretta antenata del grafene, fu scoperta nel 1564 in Inghilterra e alla fine del ‘700 diede corpo alla matita prodotta su larga scala e in esclusiva dagli inglesi per tutto il mondo, che soppiantava la penna d oca ad inchiostro. Ci sono voluti più o meno 500 anni per la scoperta del grafene, carbonio alltropo, dalle qualità altamente tecnologiche, una vera rivoluzione nel campo dei materiali, dell elettronica e dell ingegneria biomedica, al centro della ricerca mondiale. La ricerca veramente c è già stata  nel 2004 anche se continua per ovvie ragioni specie nella sicurezza dell intera filiera e ha fatto guadagnare ai suoi scopritori, i russi Novoselov e Gejm il Nobel per la chimica nel 2010. Ora si cerca di accorciare i tempi, notoriamente molto lunghi, per la sua applicazione nei circuiti industriali. L Europa vanta i più grandi ricercatori al mondo, ma forse è meno brava nella ricerca dei finanziatori che se ci sono e quando ci sono, bivaccano tutti oltre i confini europei e vanno letteralmente catturati. La notevole cifra di 1 mld di euro è stata stanziata dall UE nel 2013 a disposizione del Consorzio Graphene Flagship di 150 partner di 20 paesi. L italiana Leonardo, tra i principali protagonisti, ha investito nell innovazione già nel 2017 oltre il 13% dei propri ricavi in R&D. Cifre importanti che questo materiale rivoluzionario se le merita tutte. Il grafene è una materia bidimensionale costituita da un singolo strato di atomi di carbonio, un foglio di atomi disposti a formare un reticolo esagonale. Ogni singolo foglio è spesso quanto un solo atomo. Fu sperimentato per la prima volta nel 2017 dalla Leonardo con il CNR e le Università di Cambridge e Bruxelles in microgravità per realizzare sistemi di raffreddamento per satelliti e antighiaccio integrati nelle ali di velivoli; il suo impiego rende gli aerei più leggeri, resistenti e invisibili ai radar. Oltre all alta conducibilità termica ed elettrica, gli elettroni viaggiano più veloci che con il silicio e trasportano calore meglio del rame, il grafene è flessibile e trasparente, è impermeabile alle molecole e a tutti i gas. Come la grafite, è chimicamente stabile alla aria e alla luce, è sottile, il suo diametro è 1 mln di volte inferiore a quello del capello umano. Trova largo impiego in vari ambiti dall elettronica ai materiali composti e all energia supercondensatori e batterie, sensori, celle solari e energia solare, trasmissione dati high speed, detector, industria aerospaziale con strutture in fibra di carbonio. In campo medico, lesioni al midollo spinale, protesi della retina, articolazioni ecc. Molto utile nell industria di semiconduttori perchè permette di ridurre le dimensioni dei numerosi transistor delle chip sostituendosi al silicio. Il primo circuito integrato a base di grafene per dispositivi wireless esiste già per rendere le connessioni più efficienti (G5).

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ETRUSCHI BRAVA GENTE – Manifattura Rometti Mito e Materia – di Edy Rulli

Cave etrusche. Solo il nome evoca emozioni e ci accende di curiosità. Se fossi una scrittrice inizierei subito a scrivere un libro sull argomento. Ma per il momento prendiamo in considerazione solo dati oggettivi. Ne esistono molte in Italia e i particolare in Umbria e nella Maremma Toscana dove esiste il Parco Nazionale del Tufo a Pitigliano-Sorano-Sovana (prov.Grosseto, ved. foto). Le cave etrusco-romane sono percorsi a cielo aperto, enormi corridoi ricavati nella roccia da cui si estrae argilla verde naturale che viene poi forgiata e intonacata con gesso. Tuffiamoci nella roccia tufacea, nn solo per assonanza di parole, ma per capire a cosa servivano e quando furono scavate. Una risposta l abbiamo già, l argilla verde estratta da queste cave serve ad un azienda di Umbertide (Umbria), la Manifattura Rometti Ceramica che dal 2016 dà forma all immaginario fantastico di Ugo La Pietra, abruzzese, nel realizzare oggetti originali e innovativi, tutto rigorosamente fatto a mano! Forgiare, lavorare al tornio senza stampi, dipingere e smaltare. Tutte operazioni per cui occorre “sporcarsi le mani”, affondandole senza ritegno e con piacere come fosse un barattolo di Nutella, nella materia viva e vitale quale l argilla. Lavorare con le mani la terra impregnata d acqua, seccata dall aria, riscaldata dal fuoco; l argilla è il risultato di questi quattro elementi dal valore imprescindibile. I maestri della Manifattura Rometti lo sanno bene e dal 1927 cavalcano i tempi creando sempre nuove tecniche di lavorazione per oggetti, suppellettili, stoviglie, spaziando dal Liberty al Futurismo su disegni di Giacomo Balla e Fortunato De Pero. Una fortunata danza di simmetrie, forme e decori ha inizio con Jean Christopher Clair con le sue forme geometriche e largo uso di bianco e nero che traggono origine da una cultura spazialista. Particolare maestria è richiesta quando un oggetto in terra cruda è decorato con smalto nero opaco e lucido che richiede due diverse cotture, la prima deve impedire lo scioglimento della seconda cottura. Nonostante gli alti costi di manodopera che ha messo in ginocchio il glorioso artigianato italiano, questa azienda continua ad inseguire il suo miraggio di continuità nel produrre oggetti sintesi di arte, artigianato e produzione industriale. E nn delocalizza come fanno in molti, ma persiste nel suo intento ed esporta all estero i propri manufatti, testimonial di antica tradizione, perseguendo così il proprio onorevole piano. Chapeau!

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PREMIO CAIRO 2018 – 19° edizione – di Edy Rulli

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Iva Lulashi olio su tela 2016

La 19° edizione del Premio Cairo 2018 ha visto impegnati 20 artisti rigorosamente under 40 che hanno partecipato al concorso indetto su di un tema prefissato realizzando così opere assolutamente inedite visibili dal 16 al 21 ottobre 2018 a Palazzo Reale di Milano. Alla mostra successiva alla premiazione del 15 ottobre, saranno presenti anche le opere dei 40 finalisti del Premio Arte per le categorie pittura, scultura, fotografia e grafica che premia studenti di accademia e scuole con una targa d oro e borse di studio di 1.000 €. Saranno altresì esposte le opere dei vincitori delle precedenti edizioni. Al vincitore del Premio Cairo la bella somma di 25.000 €, la più alta nell ambito dei riconoscimenti per giovani artisti dell arte contemporanea. Dal 2000 ad oggi, molti di loro sono stati ospiti della Biennale di Venezia come portatori privilegiati di visioni artistiche delle nuove generazioni e come espressione di personalità di ciascuno di loro. Questi i nomi dei partecipanti:

Giuseppe Abate – Paolo Amico – Romina Bassu – Thomas Berra – Paolo Brambilla – Alessandro Calabrese -Gabriella Ciacimino – Valentina Colella -Fabrizio Cotognini – MatteoFato – Daniele Franzella – Oscar Giaconia -Sophie Ko -Christian Leperino -Iva Lulashi – Carlo Miele -Isabella Nazzarri – Edoardo Piermattei – Nazzarena Poli Maramotti – Giorgio Tentolini –

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Giorgio Tentolini. Opera su 10 fogli di rete metallica a maglia esagonale intagliati a mano e sovrapposti a fondale bianco.

PREMIAZIONE 19. EDIZIONE

VINCITORE FABRIZIO COTOGNINI

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